Legge contro il caporalato, Governo Renzi: “In 15 giorni un piano organico”

Le ultime notizie sulla nuova legge contro il caporalato e i lavori irregolari nel settore agricolo

Il problema, gravissimo, è palpabile da anni. Ma dopo i casi dei braccianti morti questa estate, tra cui quello recente di Paola Clemente, il Governo Renzi ha deciso di muoversi in tempi rapidi per contrastare il fenomeno del caporalato e del lavoro irregolare nel settore agricolo.

Così il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, hanno annunciato ieri un “piano d’azione energico e stabile“. I due, dopo un incontro con tutti i principali protagonisti della filiera agroalimentare, hanno concluso che in 15 giorni sarà pronto un pacchetto di misure per prevenire lo sfruttamento. E in tempi molto stretti arriverà anche una nuova norma.

Tra le misure in discussione c’è la confisca dei beni, “come nella lotta alla mafia“. Inoltre, Martina ha aggiunto che si sta valutando l’assistenza legale ai braccianti che denunciano il caporalato. Per il ministro, è necessario approfondire e “rendere strutturale questo lavoro oltre l’emergenza“. Poletti, per parte sua, ha evidenziato che si deve tenere conto del problema nella sua globalità, ovvero “lavorare su tutti i fenomeni connessi all’illegalità”.

Successivamente il ministero dell’Agricoltura ha specificato che la prima mossa mossa sarà quella di istituire un sistema di certificazione etica del lavoro:

“Dal 1° settembre le aziende agricole interessate potranno aderire alla Rete tramite il sito inps.it. Per la prima volta in Italia si istituisce un sistema pubblico di certificazione etica del lavoro. Si prevede inoltre un sistema premiante per le imprese che aderiranno alla Rete ed entreranno nel circuito”

Tale attività, coordinata dall’Inps, coinvolgerà anche le organizzazioni sindacali, le organizzazioni professionali agricole, i rappresentanti dei Ministeri delle Politiche agricole, del Lavoro e dell’Economia e della Conferenza delle Regioni.

Per spiegare meglio la nuova norma anti-caporalato allo studio del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, Martina ha anche inviato una lettera al quotidiano Repubblica. Nel testo viene ribadita l’idea di estendere le misure di prevenzione patrimoniale anti-mafia a chi pratica lo sfruttamento del lavoro agricolo:

“L’istituzione del reato di caporalato nel 2011 è stato un passo decisivo, ma occorre riflettere su alcune possibili novità utili per meglio colpire il fenomeno. Pensiamo, innanzitutto, alla possibile estensione delle misure di prevenzione patrimoniale antimafia a chi si avvale di caporali, alla responsabilità dell’impresa che ne benefica “a valle” e all’avvio operativo di programmi specifici per sostenere e accompagnare il lavoratore che denuncia il proprio caporale. Va colpita la ricchezza generata dallo sfruttamento illecito del lavoro e le riforme legislative proposte e sostenute dal Governo vanno in questa direzione

Yvan Sagnet, il camerunense coordinatore dell’immigrazione per la Flai-Cgil pugliese che, a suo tempo, si distinse nella lotta dei braccianti di Nardò, è stato interpellato dall’Huffingtonpost sulle novità annunciate dal governo. Il sindacalista accoglie positivamente le proposte dell’esecutivo, ma, a suo avviso, rischiano di non toccare il cuore del problema:

Partiamo dal contratto di lavoro nazionale. Per legge decidiamo una paga minima da corrispondere a chi raccoglie prodotti agricoli. In quel modo nessuna azienda potrà accettare di vendere la frutta a pochi centesimi il chilo, e poco per volta lo sfruttamento finirà

Inoltre, Sagnet fa notare che urge allargare il discorso:

“Perché (il ministro ndr.) non parla della grande distribuzione e dei grossisti che impongono alle aziende agricole di vendere i pomodori a otto centesimi per chilo? […] Con questi prezzi nessun imprenditore può pagare degnamente un bracciante. Colpire unicamente i caporali e le imprese non risolverà il problema in un settore, quello agricolo, che gode comunque di ottima salute. La gestione dei prezzi nella filiera agro-alimentare è totalmente sbagliata, poiché consegna tutto il profitto all’industria della trasformazione e alle catene di supermercati lasciando pochissimi margini ai produttori”

Dello stesso avviso è Coldiretti. Il Presidente, Roberto Moncalvo, ha insistito sul fatto che la prima sfida da affrontare è quella dei costi di produzione:

“Un chilo di pomodori raccolto in Puglia viene pagato meno di 8 centesimi al chilo. Non coprono i costi di produzione e di raccolta, ma alimentano una catena dello sfruttamento che occorre spezzare”

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