M5S, FI e Lega Nord: “E’ tutta colpa della Germania”. La falsa coscienza della destra italiota

Sibilla, Brunetta, Salvini si scatenano con toni da bar contro la Germania. Ma si può imputare la crisi dell’euro e della Ue ad uno Stato?

Il negoziato tra Troika e Grecia ha fatto tornare di gran moda “l’antigermanesimo italiota“, che mi pare ricalchi fedelmente la morale del risentimento di Nietzsche. Le uscite qualunquiste e, (diciamolo pure) un po’ fasciste, di alcuni esponenti politici nazionali è desolante. L’obiettivo dell’esibizione di tanto livore nei confronti dei “crucchi” è scontato: prendersi il consenso del popolo bue, che ha sempre bisogno di sfogare le proprie frustrazioni.

C’è il deputato Carlo Sibilla del Movimento 5 Stelle che, dopo la nomina di Eike Schmidt a direttore degli Uffizi e la svendita di 14 aeroporti greci alla tedesca Fraport (nella testa del pentastellato le cose sono collegate), ha postato sulla sua pagina Facebook la foto di un carro armato nazista davanti all’Altare della Patria, sottolineando che: “l’invasione viene accolta con festa e giubilo invece che con mazze e pietre“. C’è Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia, che propone di marciare su Berlino: “Io farei piuttosto una marcia su Berlino, perché la chiave di tutto è la Germania. E questa marcia dovrebbe partire dal Parlamento, con un forte mandato delle Camere al premier pro tempore. Questa sarebbe una cosa seria. Il resto è propaganda” (cit. Libero). C’è, poi, ma altri esempi non mancherebbero, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, che dalla Sicilia, in preda ad un attacco di “sudismo” dichiara: “Merkel dovrebbe venire a Catania a vedere come siamo messi” (cit. La Stampa). E pensare che solo fino a qualche anno fa il Carroccio voleva federare la Padania alla Baviera!. Ah, per la cronaca, c’è pure Gianluca Buonanno (sempre della Lega) che ha detto: “non voglio morire tedesco“. Qui le ironie sarebbero troppo facili…

Tutto questo bel teatrino serve a vendere un’illusione, quindi ad occultare quelli che un barbuto tedesco definì “conflitti reali“. L’illusione è che solamente la Germania, intesa come popolo “teutonico” nel suo complesso, si è avvantaggiata e si avvantaggerà dalla moneta unica. Secondo questa rappresentazione, che mescola razzismo e complottismo, i furbissimi tedeschi starebbero in una sorta di paradiso terrestre.

Senza avventurarci troppo in tortuose analisi economiche, vorrei portare all’attenzione di quelli che è “tutta colpa della Germania” qualche modesta riflessione. Il Financial Times ha pubblicato un articolo dal titolo L’economia tedesca cresce meno del previsto. Il paese che sta meglio nell’Eurozona, nel secondo trimestre dell’anno, è cresciuto solo dello 0,4%, un decimo di punto sotto le attese. Sempre nell’articolo del noto quotidiano londinese, viene citata l’opinione di Carsten Brzeski, economista della ING-DiBa: “Il fatto che i tassi di interesse bassi, i costi moderati dell’energia e un euro debole non abbiano portato a una forte espansione secondo il nostro punto di vista mostrano che che l’economia tedesca ha semplicemente raggiunto la fine del suo lungo ciclo virtuoso di riforme strutturali e crescita“.

I limiti dell’economia tedesca, insiti nel paradigma economico europeo vigente, sono palesi: l’aumento degli stipendi (dopo anni di compressione salariale) non potrà essere indefinito, anche perché può provocare un aumento dell’inflazione che i creditori non accetterebbero. E, cosa più importante, arriverà anche il punto in cui, molto banalmente, gli acquirenti esteri non ce la faranno più a comprare (e quindi ad indebitarsi).

L’economista Alberto Bagnai, che cita in un suo post un rappresentante della London School of Economics, Kevin Featherston, spiega bene che l’euro fu sostenuto dagli “industriali (tedeschi), che lo vollero come opportunità per introdurre la flessibilità sul mercato del lavoro e come strumento per sbarazzarsi di un marco sopravvalutato“. In questo modo, con l’introduzione del sistema di cambio fisso è partita una spirale depressiva per il Sud Europa. La ragione è molto semplice: gli Stati che stanno “male” non possono svalutare la moneta e, per converso, quelli stanno “bene” non rivalutano.

Il prezzo delle merci dei paesi del Nord, che partivano da una posizione di forza, anche perché quelli del Sud prima erano stati drogati di credito facile, è rimasto basso. Quelle merci (bellissime quanto si vuole) hanno conseguentemente invaso il mercato degli altri paesi membri. Così mentre da Berlino si tagliavano i salari e si procedeva con la precarizzazione del lavoro, noi siamo stati costretti a seguirla per far fronte all’indebitamento crescente.

Siamo arrivati ad un punto, però, che il governo tedesco non può più far finta che vada tutto bene. La Cancelliera Merkel per far fronte alla situazione, come le viene ricordato costantemente dal Fondo Monetario Internazionale, dovrebbe fare investimenti pubblici più consistenti. Ma potrebbe non bastare, perché alla fine tutti sanno che il sistema così come è stato disegnato prima o poi non potrà che saltare. Per quanto Germania e paesi del Nord possano mettere in atto politiche espansive, per i Piigs l’unico modo per non indebitarsi è smettere di acquistare. E ciò porterà delle serie conseguenze anche per il popolo tedesco, che comunque (lo dico ai professionisti dell’antigermanesimo nostrano) non ha vissuto interamente finora nel paese di Bengodi: basti guardare alla crescita del tasso di povertà degli ultimi anni. I numeri dicono che ci sono 12 milioni e mezzo (15,5%) di persone che vivono sotto la soglia di povertà relativa. Se ne è accorta anche la prestigiosa rivista Foreing Policy, che il 5 maggio 2015 titolava: “La ricca Germania ha un problema di povertà“.

Inoltre, se la “Germania” e altri paesi del Nord si sono giovati fino ad ora dall’euro, è pur vero, e questo non dovremmo dimenticarlo, che a specularci sopra sono state tutte le élite nazionali della Ue, Italia, Grecia e Spagna compresa. Ma ora i nodi vengono al pettine per tutti (tutti nel senso di istituti di credito, lobbisti e capitalismo parassitario europero), tanto che lo stesso ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Scaheuble, in piena trattativa, facendo capire quanto contino i trattati europei, ha messo in discussione l’irreversibilità dell’euro

In conclusione, alla luce di una situazione così complicata, e dato per scontato che il terzo salvataggio in Grecia non funzionerà (è il segreto di pulcinella), ci domandiamo a cosa serva prendersela con toni da bar con i tedeschi? Certamente non basterà un po’ di razzismo a buon mercato contro la Germania a rimediare alla situazione. Piuttosto ci domandiamo: nel caso in cui “l’euro-bolla” dovesse scoppiare, Lega, Forza Italia e Movimento 5 Stelle hanno idee chiare su come salvaguardare i salari? Saprebbero come contrastare ulteriori fughe di capitali? Sarebbero pronti a mettere in campo investimenti pubblici strategici? Ho i miei dubbi, vista la loro cultura politica. Salvini, per esempio, collega la questione alla flat tax (fate voi).

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