Accordo Hamas-Israele: A Gaza uno Stato con l’approvazione di Tel-Aviv? L’Anp condanna

Hamas e Israele sarebbero vicini ad un accordo. Per la fazione islamista significherebbe la fine dell’embargo e la nascita di un’entità territoriale riconosciuta a Gaza. Abu Mazen condanna l’intesa separata

Di un negoziato “segreto” tra Hamas e governo di Israele, si discute già dal maggio scorso. Nel frattempo la trattativa è diventata sempre meno misteriosa e siamo giunti quasi in dirittura di arrivo. La fazione islamista, che controlla la Striscia di Gaza, sarebbe prossima alla ratifica di un accordo con Tel Aviv, che potrebbe mettere fine all’embargo. Inoltre l’enclave palestinese avrebbe la possibilità di diventare un’entità territoriale riconosciuta.

Michele Giorgio, su Il Manifesto, parla della nascita di un “‘Emi­rato di Gaza’, promosso dalla Turchia e aiutato economicamente dal Qatar”. L’accordo sarebbe mediato anche dall’ex premier britannico Tony Blair. In sostanza, in cambio di una revoca del blocco, imposto da Il Cairo e Tel Aviv nel 2007, Hamas si impegnerebbe per un cessate il fuoco di lungo termine. Gaza, poi, avrebbe a disposizione un porto galleggiante e l’apertura, sotto controllo israeliano, di una rotta marittima, che la collegherebbe a Cipro.

La notizia ha provocato la reazione dell’Autorità Nazionale Palestinese di Ramallah. Il ministro degli esteri, Riad al-Malki, ha dichiarato senza troppi giri di parole che: “l’accordo Hamas-Blair è fuori del consesso nazionale e apre la strada per la divisione e l’isolamento della Striscia di Gaza“. Per parte sua, il numero due della fazione islamista, Ismail Haniyeh, ha subito replicato, affermando di “respingere l’idea di uno Stato a Gaza, circa il 2% del territorio palestinese, in cambio della rinuncia al resto della Palestina occupata” (Via Askanews).

Con la chiusura di un accordo con i “nemici giurati”, Benjamin Netanyahu punta a dimostrare al mondo che Margine Protettivo è servita ad ottenere risultati di lungo periodo, oscurando così le drammatiche conseguenze prodotte dall’operazione militare della scorsa estate. Inoltre, la leadership israeliana avrebbe l’occasione di scavalcare il Presidente dell’Anp, Abu Mazen, alimentando ulteriormente le divisioni tra Fatah e Hamas. E, cosa ancora più importante, l’accordo per Tel Aviv porta Hamas nell’orbita delle monarchie del Golfo, allontanandola dal movimento sciita Hezbollah e da Teheran.

La maggioranza della popolazione di Gaza non può non essere d’accordo. Dopo 8 anni di embargo, tre aggressioni militari e le politiche punitive degli ultimi due anni del Presidente egiziano, Abdel Fat­tah al Sisi, è impensabile non accettare la trattativa. Tuttavia, resta il fatto che la riuscita del negoziato incrinerebbe definitivamente l’unità palestinese e Gaza, alla fine, potrebbe diventare definitivamente “una cosa a sé”, compromettendo così anche i futuri colloqui di pace.

Secondo fonti giornalistiche, una delegazione di Hamas si troverebbe già a Il Cairo per avvalorare le ragioni dell’intesa. Al Sisi va convinto che Hamas non appoggerà la resistenza dei Fratelli Musulmani e che non favorirà il premier turco Erdogan, che continua ad avere legami con i sostenitori del destituito Presidente egiziano, Mohamed Morsi. Intanto, il lea­der di Hamas, Kha­led Mashaal, starebbe definendo gli ultimi dettagli con la monarchia qatariana a Doha.

Che ruolo esattamente giocherà il Qatar nell’intesa è ancora difficile stabilirlo. L’Emirato, che ha mantenuto solidi rapporti economici con Israele e Stati Uniti, ha senz’altro contribuito, insieme all’Arabia Saudita, a far nascere l’Isis in funzione anti Assad in Siria. Tuttavia, per Tel Aviv rappresenta una garanzia in un fronte anti-Iran. Ricordiamo, a tale proposito, che sebbene la Repubblica Islamica sia di fede sciita ha lungamente finanziato le milizie sunnite di Hamas.

Secondo i giornali arabi, l’accordo dovrebbe contenere anche la restituzione dei prigionieri israeliani, la concessione dell’ingresso per i lavoratori pendolari di Gaza in Israele e l’impegno di Hamas a non scavare tunnel sotterranei al confine per un periodo di 5-10 anni.