Brasile, nuove Proteste: In migliaia chiedono l’impeachement di Rousseff (Video)

Il PT: “Vogliono un golpe”

Aggiornamento 18 Agosto – Difficile stimare quante persone siano scese ieri in strada per chiedere l’impeachment della presidente, Dilma Rousseff. Certamente erano in migliaia, tra le 700 e le 900 mila. Tutte hanno chiesto a gran voce le dimissioni della mandataria, coinvolta nello scandalo tangenti di Petrobras, e responsabile, a loro avviso, della crisi economica che ha investito il Paese dopo un lungo periodo di crescita.

Le proteste, che si sono svolte nelle maggiori città del Brasile, sono state guidate dalla formazione di destra, Partito della Socialdemocrazia Brasiliana (PSDB). Per parte sua Rousseff, del Partito dei Lavoratori (PT), sostiene che quelli che chiedono l’impeachment vogliono in realtà un golpe.

Chi ha ragione? Difficile stabilirlo. Per un verso il PT, dopo 12 anni di governo, appare in grande affanno. Gli scandali corruzione sono incominciati da prima delle ultime elezioni presidenziali, ma Rousseff non è ancora riuscita a fare la necessaria trasparenza. Inoltre, il governo non ha saputo prevedere l’eccessivo ribasso del prezzo delle materie prime, che ha inciso sull’andamento dell’economia reale del paese.

D’altro canto, al di là dei sondaggi che segnano il tracollo dell’attuale amministrazione, non pare che ci siano i margini per portare a compimento una procedura di impeachement, sulla base del teorema “del non poteva non sapere” (in relazione alle tangenti incassate dai vertici del gigante petrolifero Petrobas). Eppure, il PSDB sta giocando questa carta al fine di mobilitare la piazza e capitalizzare il malcontento crescente.

Il fatto di agitare lo spettro della “messa in stato d’accusa” ha l’effetto di creare disordini e di aumentare le tensioni. A tale riguardo, segnaliamo che il PT ha denunciato un nuovo “attacco” contro la sede del Consiglio Comunale di San Paolo, il quarto nel giro di poco tempo. Degli uomini non identificati sarebbero entrati nell’edificio e avrebbero incominciato a frugare nei cassetti e negli armadi, sottraendo dei documenti.

Brasile: Ancora manifestazioni di protesta contro Dilma Rousseff. Il Presidente rischia l’impeachement

12 agosto 2015 – In Brasile, il prossimo 16 agosto, è prevista una nuova grande manifestazione nazionale di protesta contro il governo del Presidente Dilma Rousseff. Il disappunto popolare verso la mandataria cresce di giorno in giorno, e i partiti di opposizione lo cavalcano. In particolare, a scatenare l’enorme calo di consensi sono problemi di natura giudiziaria ed economica.

Gli scandali, collegati ad un giro di tangenti, hanno portato alle dimissioni delle più alte cariche del gigante petrolifero Petrobas nello scorso febbraio. Pare che a percepire le mazzette siano stati alcuni membri della formazione politica del Presidente, il Partito dei Lavoratori (Pt). A spaventare, però, non è solo la corruzione, ma anche la tenuta della compagnia, visto che il governo potrebbe trovarsi nella situazione di dover far fronte ai grossi debiti che ha accumulato.

Come se non bastasse, a breve potrebbe arrivare anche una richiesta di impeachement per Rousseff da parte delle opposizioni, che sostengono che il Presidente “sapeva delle tangenti“. E senz’altro il procedimento d’accusa sarà reclamato domenica dai manifestanti, che hanno tutta l’intenzione di chiudere il ciclo politico della sinistra, incominciato 12 anni fa con l’elezioni di Lula.

Che la richiesta di impeachement non sia una possibilità remota, lo ha fatto capire il Presidente della Camera bassa, Eduardo Cunha, del Movimento Democratico (PMDB). Come riportato dal The Guardian, Cunha, dopo aver scartato ad aprile l’ipotesi di mandare avanti un procedimento così clamoroso, ora ha parzialmente cambiato idea, riservandosi di decidere entro il mese di agosto.

Intanto, i sondaggi dicono che Dilma è la più impopolare fra i presidenti democraticamente eletti dopo la fine della dittatura militare brasiliana nel 1985. Secondo le ultime rilevazioni di Datafolha, ha un gradimento pari all’8%, mentre il 71% degli intervistati ha dichiarato che disapprova il modo con cui sta svolgendo il suo lavoro e il 75% pensa che sia giusto metterla in stato d’accusa.

Alle passate elezioni generali del 2014, Rousseff riuscì ad essere rieletta con il 51,64% dei voti, un consenso molto esiguo rispetto a quello che era in grado di totalizzare Lula. La campagna elettorale non fu affatto una passeggiata: l’economia registrava i primi dati negativi, i movimenti indigeni e metropolitani avanzavano istanze che non venivano accolte, gli scandali per corruzione erano al centro del dibattito da mesi.

Nonostante ciò, grazie al voto degli Stati più poveri, Dilma rimase al suo posto. I 12 anni con il Pt al governo hanno comunque pesato nelle scelte degli elettori: in questo lungo periodo si sono raggiunti risultati importanti. I programmi sociali della sinistra hanno affrancato dalla povertà oltre 40 milioni di brasiliani e il tasso di disoccupazione è passato dal 12% del 2002 al 4,3% del 2014. Il Pil, poi, dal 2011 al 2013 ha registrato dei continui e significativi aumenti.

Ma il Pt non aveva previsto due fenomeni che si sono verificati l’anno scorso: il ribasso dei prezzi delle materie prime, in relazione al rallentamento dell’economia cinese, e la fine dell’ alleggerimento quantitativo statunitense. Secondo Francesco Lenzi, in un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore: “Il primo fenomeno va a influenzare direttamente la bilancia dei pagamenti, basti pensare che ferro, soia e petrolio rappresentano da soli un terzo dell’export del Brasile. Il secondo fenomeno invece influenza le aspettative di tassi e i flussi finanziari a livello globale, nel senso che diventa più complicato sfruttare gli enormi flussi finanziari in uscita dai Paesi sviluppati per sostenere il deficit di partite correnti, che nell’ultimo anno ha superato i 100 miliardi di dollari, oltre il 4% del Pil“.

In questo modo, avviene che, rispetto ad un calo dei prezzi dei prodotti che esporti, si verifica una sfiducia del mercato finanziario, che non è più incline ad investire in Brasile. E questa situazione ha imposto delle scelte impopolari per contenere il deficit strutturale dello Stato.