Usa 2016, il dibattito dei repubblicani. Trump: “Potrei candidarmi da indipendente”

Trump sugli scudi, più defilati gli altri favoriti. La sorpresa è John Kasich

di guido

È andato in scena il primo dibattito tra i candidati repubblicani alle primarie per Usa 2016, dibattito ristretto a soli dieci contendenti dalle regole della Fox.

È stato un dibattito, come prevedibile, incentrato sulla figura di Donald Trump. All’annuncio della candidatura del magnate, nessuno avrebbe scommesso che sarebbe arrivato fin qui, e tantomeno da front runner nei sondaggi. Da non-politico di professione, si può permettere toni e posizioni proibite a tutti gli altri candidati, e così è stato anche nel dibattito di ieri sera, quando, rimproverato dai conduttori per le sue frasi offensive, ha risposto “Non è tempo per il politicamente corretto”.

Pur esagitato come al solito, Trump è stato attento a non incorrere in gaffe che potrebbero essergli fatali, e ci è riuscito, a parte un inciampo quando si è trovato a parlare della crisi delle sue aziende.

Ma soprattutto l’uscita più clamorosa del miliardario è stata quella riguardante la volontà di appoggiare o meno il vincitore delle primarie, chiunque sia. Quando i moderatori hanno chiesto se c’era qualcuno con delle riserve, Trump è stato l’unico ad alzare la mano, dicendo di non poter dare una risposta senza sapere chi sarà il candidato, e aprendo così alla possibilità di candidarsi da indipendente. Una scelta che ovviamente avvantaggerebbe i democratici.

Più defilati gli altri due favoriti, Jeb Bush e Scott Walker, che dovevano solo mantenere la posizione senza strafare e senza incorrere in errori. Missione compiuta, ma Bush è apparso molto sotto tono. Unico guizzo, quando ha ammesso che la guerra in Iraq avviata da suo fratello è stata un errore “basandosi su ciò che sappiamo ora”.

Più vivaci Chris Christie e Rand Paul, che si sono scontrati duramente in materia di privacy e sicurezza, con Paul che ha rivendicato di aver difeso la privacy degli americani votando contro la disciplina di partito. Altro candidato che ha cercato di distinguersi è stato John Kasich, ultimo entrato nel panel di partecipanti. Anche grazie al fatto di giocare in casa (è governatore dell’Ohio, dove si teneva il dibattito) Kasich è stato il più applaudito, anche quando ha espresso apertura nei confronti delle unioni gay.

Molto deludenti gli altri quattro partecipanti: Ted Cruz, Ben Carson, Mike Huckabee e Marco Rubio non hanno lasciato il segno. Questo è grave soprattutto per Rubio, che da favorito sta perdendo terreno e non ha saputo approfittare dell’occasione per emergere.

Nel pomeriggio è andato in onda anche il dibattito “di consolazione” tra gli altri sette candidati repubblicani esclusi dal dibattito principale. Si è trattato di uno show anti-Trump, in cui i candidati hanno spiegato perché il miliardario non può essere il prescelto del partito. Particolarmente agguerrito Rick Perry, escluso dell’ultima ora dal dibattito serale, ma gli analisti danno la vittoria a Carly Fiorina, unica donna in partita, ex CEO della Hewlett Packard.

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