Cosa prevede il piano per il Sud del governo Renzi

80 miliardi di investimenti, promette il ministro Guidi. Ecco come dovrebbe funzionare il piano per il Sud che il governo sta mettendo a punto.

Il piano per il Sud del governo Renzi rischia di essere la nuova telenovela di quest’estate. Un po’ come il taglio delle tasse. Il sospetto viene soprattutto per il solito modo “emergenziale” in cui la questione è stata affrontata: i dati Svimez sulla crisi del meridione lanciano l’allarme; il mondo intellettuale, in primis Saviano, parte giustamente all’attacco; il governo risponde nel giro di due giorni. Ma è serio questo modo di agire? È sensato che si possa tirare fuori un “piano Marshall”, la “più grande operazione dopo la cassa per il Mezzogiorno”, nel giro di due giorni? Il sospetto è tanto più lecito viste le tantissime, infinite, operazioni lanciate per il sud Italia. E che sono rimaste nella maggior parte dei casi lettera morte quando non si sono rivelate semplicemente controproducenti.

Per sapere se questa volta andrà diversamente, non si può che attendere che inizi a vedersi qualche risultato concreto dopo le dichiarazioni d’intenti agostane. Vediamo intanto che cosa prevede, al momento, il piano per il Sud del governo Renzi.

Piano per il Sud: cosa prevede

Le risorse. Per trovarle, bisogna necessariamente andare a cercare i soldi nell’accordo di partenariato 2014-2020 per l’accesso ai Fondi strutturali europei. Si tratta di 30 miliardi di euro cui si può aggiungere il cofinanziamento nazionale per arrivare ad altri 20. Ci sono però in ballo altri 80 miliardi, visto che dell’accordo 2007-2013 sono stati utilizzati solo il 77% delle risorse. Totale, gli 80 miliardi di cui parla il ministro Guidi.

Le proposte. I programmi che per il momento sono in ballo, pare di capire, erano già tutti pronti per l’avvio. Adesso si cercherà di dare loro concretezza e di metterci sopra il cappello del piano per il Sud. Si parte da Taranto, dove a novembre dovrebbe partire un piano da 600 milioni per bonifica ambientale, infrastrutture portuali, valorizzazione turistica. Si passa poi a Termini Imerese, con il programma di rilancio dell’ex sito Fiat con il quale si punta ad attirare qualche investimento industriale; per il momento lo stabilimento è stato rilevato dal gruppo Ginatta in attesa di qualche proposta. Si parla anche di Gela, per la riconversione della raffineria in modo che diventi ecologicamente sostenibile.

Qualche altra idea la tira fuori il ministro Guidi, che parla di un piano, appunto, di 80 miliardi che vada a influire sui prossimi 15 anni. Puntando forte sullo sviluppo delle infrastrutture anche e soprattutto in chiave turistica. Per questo il ministro parla di “piano Marshall”, perché proprio con le infrastrutture si punta a creare sviluppo, ma prima ancora occupazione. E questo in modo che “lo stato crei le condizioni per permettere agliimprenditori di trovare spazi per investire. Un ruolo da facilitatore”, dice il ministro nell’intervista a Repubblica.

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