Elezioni UK 2015, Chi è Ed Miliband il candidato del Labour

Il leader dei laburisti temuto dalle banche e dalle imprese

Manca poco più di una settimana alle elezioni politiche nel Regno Unito. Conservatori e laburisti sono testa a testa nei sondaggi e il timore è che dalle urne non uscirà una maggioranza in grado di sostenere un governo. I due principali leader David Cameron (per I Tories) e Ed Miliband (per il Labour) devono fare i conti non solo con le percentuali che riusciranno a raccogliere, ma anche con la tradizione anglosassone, poco incline ad alleanze innaturali. Così il rischio potrebbe essere addirittura quello di nuove consultazioni, che aprirebbero inevitabilmente una fase di instabilità.

La destra è da sempre disposta ad allearsi con i liberali (che in questo momento vivono un momento di grande difficoltà nei sondaggi) ma non con i nazionalisti dell’Ukip, guidati da Nigel Farage. Invece la sinistra, che al suo interno deve far convivere l’anima liberal e quella social-democratica, avrebbe non poche difficoltà a spiegare un’alleanza con Nicola Sturgeon dello Scottish National Party, pronto a fare il pieno di voti in Scozia. Infine, un governo di coalizione non sembra un’ipotesi praticabile in un paese come l’Inghilterra, risulterebbe incomprensibile per un nazione che ha fatto dell’alternanza di governo una delle sue specificità.

Oggi ci occupiamo di Ed Miliband, il candidato dei laburisti. Vi presentiamo la sua biografia politica e proviamo a fare il punto sulla sua strategia in campagna elettorale.

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Dalla vittoria sul fratello David alla mozione contro Sky

Classe 1969, figlio di Ralph Miliband, noto sociologo marxista, ha incominciato sin da ragazzo a militare tra le file del partito laburista. Tra il 2008 e il 201o ha ricoperto il ruolo di segretario di Stato per l’energia e il cambiamento climatico. Dopo le dimissioni di Gordon Brown, si candida a segretario del Labour, battendo con il 50,65% alle primarie suo fratello David.

Si è sempre distinto per posizioni molte chiare e orientate a sinistra. Ha criticato aspramente le politiche di rigore e i tagli imposti dal premier Cameron. Non ha mai gradito le politiche sul lavoro dei conservatori, che hanno incrementato forme di assunzioni precarie, tra cui i contratti a zero ore (contratti a chiamata senza nessuna forma di tutela previdenziale).

Prima del 2011, ha avuto alterni successi nelle elezioni locali e nei sondaggi non ha mai sfondato. La svolta è arrivata quando chiese con forza le dimissioni del responsabile esecutivo di News International, Rebekah Brooks, sollecitando l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sullo scandalo legato alle intercettazioni illegali ordinate dal tabloid News of the World

Inoltre, ha presento alla Camera dei comuni una mozione per fermare l’acquisizione da parte di Sky di tutte le azioni della piattaforma satellitare BSkyB. La mozione, sorprendentemente, ottenne l’appoggio di Cameron, e la sinistra raggiunse il 45% nei sondaggi.

Nemico degli imprenditori e delle banche?

Miliband non è amato dalla grande imprenditoria e dalla finanza. Le sue proposte, enunciate con decisione in campagna elettorale, hanno messo sull’attenti il ceto medio-alto britannico. In sostanza, il leader dei laburisti ha promesso che congelerà i prezzi dell’energia per due anni e che limiterà al 5 per cento il profitto dei privati che hanno contratti di rilievo con il Sistema sanitario nazionale. Come se non bastasse, poi, ha detto che i benefici fiscali per i non doms (i residenti non domicilaiti) saranno revocati. Ciò vuol dire che 100 mila contribuenti stranieri non saranno più esentati dal versamento delle tasse sui loro guadagni all’estero: l’operazione dovrebbe portare nelle casse dell Stato circa 1,3 miliardi di euro.

Miliband smentisce di avere un conto aperto con le imprese e prova spiegare che le sue proposte keynesiana in economia faranno ripartire la domanda interna. Inoltre, va ribadendo nei suoi comizi che la sua politica “anti-isolazionista”, contraria ad un’uscita dall’Unione Europea, avrà degli effetti benefici sul paese. E proprio in questi giorni sta cavalcando il caso Hscb. La banca numero uno d’Inghilterra ha espresso forti perplessità sul referendum inerente alla Brexit (uscita del Regno Unito dalla Ue) promesso da Cameron entro il 2017. Evidenziamo che In caso di vittoria dei sì, l’ente ha perfino minacciato di lasciare il quartier generale di Londra.

Tuttavia, i poteri forti non si lasciano persuadere dalle promesse del leader della sinistra, tanto che Goldman Sachs, la banca d’affari americana, tra le principali responsabili della crisi del 2009, ha pubblicato un report nel quale mette fortemente in discussione il manifesto di governo presentato dai laburisti.

Il Partito è con il leader?

Anche nel suo partito Miliband ha qualche “nemico”, molti ritengono che le sue scelte siano troppo spostate a sinistra, vicine al modello social-democratico tedesco. Tra i suoi detrattori più illustri c’è sicuramente Ed Balls, il cancelliere ombra. Quest’ultimo ha a più riprese dichiarato che è un errore non porre l’accento sull’importanza della dinamicità dei mercati.

Insomma, la paura di molti all’interno del Labour è che l’elettorato centrista che amava Tony Blair sia più propenso a votare Cameron, incantato anche dalla legge di budget recentemente presentata dall’esecutivo, piuttosto che sposare un modello socialista.

Politica estera e immigrazione

Sulla politica estera, Miliband sembra muoversi in maniera incerta a secondo delle convenienze. Fu favorevole all’intervento in Libia contro Gheddafi, ma ora rimprovera Cameron di non aver saputo portare avanti un programma post-bellico adeguato, che sventasse tragedie come quella dei naufragio dei migranti. Sulla questione siriana, invece, è stato sin dal primo momento contrario ad un intervento militare. Il suo obiettivo pare essere quello di porsi in discontinuità rispetto ai conflitti Nato degli ultimi anni, ma allo stesso tempo non può rompere del tutto l’alleanza storica con gli Stati Uniti.

Sulla questione dell’immigrazione ha posizioni più morbide rispetto alla destra. Ma ciò non vuol dire che Miliband sia aperto ad una accoglienza indiscriminata. Già nel 2012 si era detto contrario all’apertura delle frontiere dell’Europa dell’Est per non penalizzarelizzare i lavoratori inglesi. Infine, il candidato laburista, sulla questione dell’introduzione delle quote di stranieri, non ha ancora fornito una risposta chiara.