Matteo Renzi: “Fiducia è un gesto di serietà”

In una lettera a La Stampa il premier critica i governi Monti e Letta che hanno rinviato la riforma elettorale

di guido

Italicum – Matteo Renzi decide di rispondere alle polemiche con qualcosa di più articolato dei 140 caratteri di un Tweet e per farlo si affida a una lunga lettera a La Stampa in cui spiega perché si è arrivati al punto di chiedere la fiducia sull’Italicum nonostante poco più di un anno fa avesse detto che le leggi elettorali “si fanno tutti insieme e non a colpi di maggioranza”.

Nell’esordio della lettera, indirizzata al direttore Mario Calabresi, Renzi chiede “la verità, vi prego, sull’Italicum”, lasciando intendere che le polemiche di queste ore non sono tanto sul contenuto della legge in sé, quanto su “un giudizio duro e molto diviso sull’azione mia e del governo che presiedo”, perché l’Italicum “non sarà perfetto, come nessuna legge elettorale è perfetta. Ma è una legge seria e rigorosa che consente all’Italia di avere stabilità e rappresentanza, che cancella le liste bloccate, che impone la chiarezza dei partiti davanti agli elettori”.

E non manca di attaccare chi lo attacca, in particolar modo (senza però mai nominarlo) Renato Brunetta che ieri in aula gli ha dato del fascista:

l’ultima legge elettorale approvata da chi oggi grida al fascismo è stata definita dal suo ideatore una «porcata»

Ma le critiche più dure, tanto per cambiare sono rivolte al suo partito, il Pd, equiparato a Forza Italia per i cambiamenti di posizione sulla legge elettorale :

Abbiamo messo la fiducia perché dopo aver fatto dozzine di modifiche, aver mediato, discusso, concertato, o si decide o si ritorna al punto di partenza. Se un Parlamento decide, se un governo decide questa è democrazia, non dittatura. Se il Parlamento rinvia, se il governo temporeggia, il rischio è l’anarchia. […]

Approvata da Forza Italia nella stessa versione che oggi viene contestata. Modificata più volte, ma adesso finalmente pronta.

Che facciamo? Facciamo altre modifiche per ripartire da capo?

La legge elettorale perfetta esiste solo nei sogni: decidiamo o continuiamo a rimandare?

Mettere la fiducia è un gesto di serietà verso i cittadini.

E una stoccata viene lanciata anche ai governi che lo hanno preceduto, a partire da quelli di Berlusconi e Monti, accusati di aver rinviato la questione della riforma elettorale.

La nuova legge elettorale è stata promessa nel 2006, ma purtroppo non si è realizzata.

È stata promessa nella legislatura successiva e non portata a termine né durante il governo Berlusconi, né durante il governo Monti: tante trattative e poi nulla di fatto.

E una stoccata va anche al governo Letta, anche se Renzi non può accusarlo di non aver portato a termine la riforma, vista la fine improvvisa di quell’esecutivo, e quindi la critica va in altre direzioni:

È stata promessa nella legislatura successiva dal governo Letta, ma il suo iter si bloccò quasi subito, impantanata come altri progetti.

Come già detto ieri su Twitter, si dice disposto ad andare a casa se il Parlamento vorrà “un premier che fa melina”, ma spera che il Parlamento voglia continuare sulla strada delle riforme e, in un afflato di retorica, parla della maggioranza dei parlamentari che “hanno a cuore l’Italia di oggi e quella dei nostri figli” perché “questo è il tempo del coraggio”.

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