Delitto di Perugia: Meredith fu violentata prima di essere uccisa, l’arma del delitto non è quella sequestrata a Sollecito

E’ ripreso ieri davanti alla Corte d’assise di Perugia il processo per l’omicidio di Meredith Kercher. Walter Patumi, medico legale e consulente della difesa di Amanda Knox, è tornato a pronunciarsi sugli ultimi momenti di vita di Meredith Kercher. L’ultima volta i tre medici legali che si occuparono dell’incidente probatorio affermarono che la giovane vittima


E’ ripreso ieri davanti alla Corte d’assise di Perugia il processo per l’omicidio di Meredith Kercher.

Walter Patumi, medico legale e consulente della difesa di Amanda Knox, è tornato a pronunciarsi sugli ultimi momenti di vita di Meredith Kercher.

L’ultima volta i tre medici legali che si occuparono dell’incidente probatorio affermarono che la giovane vittima ebbe un rapporto sessuale prima di essere uccisa. Ieri Patumi ha rivelato che quel rapporto fu sotto forma di violenza.

Le mie conclusioni sono che Meredith ha avuto un rapporto sessuale ma sotto forma di violenza.


Ma non è tutto. Sempre secondo Patumi, il coltello sequestrato a casa di Sollecito non ha provocato le ferite inferte a Meredith. Questo perchè:

La ferita più grande, quella che con certezza ha portato alla morte Meredith, è stato il frutto di più colpi e appare certo che chi ha ucciso la ragazza lo ha fatto affondando tutta la lama. La ferita è profonda 8 centimetri mentre il coltello sequestrato a casa di Raffaele Sollecito ha una lama di 17 centimetri. Quindi non c’è compatibilità.

Poi è stata la volta di Carlo Caltagirone, neurologo consulente della difesa, secondo il quale una situazione di forte stress, come quella a cui fu sottoposta Amanda durante gli interrogatori, può indurre falsi ricordi.

Qui c’è una giovane ragazza senza esperienze, in una situazione tragica e traumatica sottoposta ad uno stress di giorni di interrogatori. Uno stress che può aver portato ad una reazione come quella che ha avuto Amanda e noi l’abbiamo portata all’attenzione della Corte. E’ chiaro che quella sera c’è stato qualcosa che non è andato per il verso giusto.

Per oggi sono state fissate le deposizioni della genetista Sara Gino, indicata sempre dai difensori di Amanda, e dell’esperto informatico Michele Gigli, consulente della difesa Sollecito.

Al termine delle loro testimonianze Giancarlo Massei, presidente della Corte, dichiarerà chiusa l’istruttoria dibattimentale, mentre per il prossimo 2 e 3 ottobre è previsto delle richieste di integrazione probatoria.

Nel frattempo, il 18 novembre prossimo, inizierà il processo il processo d’appello per Rudy Guede, condannato a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato.

Via | La Nazione

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