Chi è Alfio Marchini, il candidato “indipendente” a sindaco di Roma

Il costruttore romano si candida da outsider, ma piace a PD e Udc

di guido

E alla fine arriva Marchini. Mentre il centrosinistra si affanna a cercare il candidato da opporre ad Alemanno dopo aver spostato Nicola Zingaretti alle Regionali del Lazio, un illustre sconosciuto irrompe sulla scena presentandosi come esponente della società civile e ottenendo, dal nulla, uno spazio privilegiato come il salotto di “In mezz’ora” con Lucia Annunziata su Rai 3. E, come dimostra appunto l’annuncio televisivo – privilegio che non tocca certo a chiunque decida di correre per la poltrona di sindaco – Marchini non ha solo ambizioni, ma anche i mezzi per perseguirle. Ma chi è Alfio Marchini?

47 anni, separato con 5 figli, Marchini è il rampollo di una delle più note famiglie di costruttori romani, pronipote di quell’Alvaro Marchini (padre dell’attrice Simona) che donò il palazzo di Botteghe Oscure al Pci e che tra il ’69 e il ’71 fu presidente dell’A.S. Roma. Nel 1994 è stato Consigliere di amministrazione della Rai e presidente del Cda di Sipra, da cui si dimette in polemica con il governo Berlusconi. Nel ’95 viene preso in considerazione da Lamberto Dini come ministro dell’Industria, e nello stesso anno rifiuta la candidatura a governatore del Lazio per il Pds. Dal 1995 al 1998 è Amministratore Delegato di Roma 2000 SPA, quindi membro del Cda di Banca di Roma, Capitalia e Unicredit. È socio fondatore delle fondazioni “Italia decide” e “ItalianiEuropei”, vicine al centrosinistra, e presidente del Board Italiano dello “Shimon Peres Center For Peace” (e sul suo sito campeggia una foto assieme al presidente israeliano). Ma soprattutto, per quanto riguarda la stretta attualità, è grande amico di Gaetano Caltagirone, il “re” dei costruttori romani (nonché suocero di Pierferdinando Casini) che sarebbe dietro la decisione di correre per il Campidoglio.

Sarebbe sempre Caltagirone anche il “responsabile” dello spostamento di Zingaretti alla Pisana. Il costruttore avrebbe infatti schierato i suoi giornali contro il presidente della Provincia di Roma, reo di aver affidato l’incarico di costruire la nuova sede della provincia a un’impresa rivale del gruppo Caltagirone. Tanto sarebbe bastato per convincere il PD che non era il caso di condurre una campagna elettorale per il Campidoglio con la sicura opposizione del Messaggero.

Ecco allora che Marchini si presenta come esponente della società civile, ma non dell’antipolitica. Sul suo sito spiega:

Vogliamo quindi una distruzione dei partiti attuali? Sicuramente no, ma crediamo sia indispensabile anche da parte loro un ripensamento del proprio modo di essere.
Sono convinto che una rinascita sarà possibile solo attraverso uno sforzo straordinario di donne e uomini animati da una forte passione per la propria città.

e dalla Annunziata ha spiegato di volersi rivolgere a quella ampia fetta di cittadini delusi dalla politica, e che la lista civica da lui fondata è solo “il primo passo di un progetto più ampio, un movimento civico metropolitano”. In realtà Marchini, che secondo Dagospia ha arruolato gli strateghi della campagna elettorale di Obama, punta a presentarsi da outsider per poi ricevere l’appoggio di chi non appoggia Alemanno.

L’appoggio dell’Udc è pressoché scontato, a meno che il progetto-Marchini non si riveli da subito impraticabile. E se il partito di Casini lo appoggerà, allora è molto probabile che verrà imitato da PD, che non a caso ha bloccato qualsiasi decisione (Gasbarra e Sassoli, i favoriti, sono in stand-by), e le primarie sono ormai fuori discussione proprio per la necessità di un’intesa con i centristi. D’altronde la famiglia Marchini ha sempre avuto un rapporto privilegiato con il Pci romano, e Alfio non manca mai di ricordarlo.