Uk: uccide le due figlie adolescenti, è attesa per oggi la sentenza per Rekha Kumari-Baker

Si è concluso oggi a Cambridge il processo che ha visto imputata e imputata Rekha Kumari-Baker, 41 anni, responsabile dell’omicidio delle sue due figlie, Davina e Jasmine, rispettivamente di 16 e 13 anni, uccise a coltellate mentre dormivano.La donna è stata giudicata colpevole e la sentenza dovrebbe arrivare entro oggi. Nel corso del processo è

Si è concluso oggi a Cambridge il processo che ha visto imputata e imputata Rekha Kumari-Baker, 41 anni, responsabile dell’omicidio delle sue due figlie, Davina e Jasmine, rispettivamente di 16 e 13 anni, uccise a coltellate mentre dormivano.

La donna è stata giudicata colpevole e la sentenza dovrebbe arrivare entro oggi. Nel corso del processo è emerso che la donna, dopo la separazione dal marito, aveva iniziato a soffrire di depressione e la cosa non era passata inosservata a insegnanti, medici ed assistenti sociali che, a quanto pare, presero la situazione troppo alla leggera.

Come vi abbiamo anticipato poco più di una settimana fa, la Kumari-Baker aveva sostenuto di aver ucciso le sue due figli per fare un torto all’ex marito, David Baker, ma ora sono emersi ulteriori dettagli. In una lettera scritta dalla donna poco prima di commettere il duplice omicidio si legge:

Ho ucciso le mie due figlie, non volevo che soffrissero come è successo a me. Jeff mi ha fatto molto male, io lo amavo davvero. Le mie figlie non saranno mai un peso per nessuno.


Jeff, come avrete notato, non è l’ex marito della donna, bensì l’uomo con cui aveva avviato una relazione dopo la fine del matrimonio. Mentre David Baker era riuscito a rifarsi una vita con una nuova compagna, la relazione tra Rekha e Jeff non era durata e la donna era caduta nuovamente in depressione.

Questo, secondo i legali, spiegherebbe il folle gesto. Mentre la sentenza per la donna è attesa per oggi, è già stato annunciato che sarà presto avviata un’indagine per capire le motivazioni che hanno spinto insegnanti, medici ed assistenti sociali a non intervenire nonostante fossero a conoscenza della situazione.

Un caso in particolare ha attirato l’attenzione degli investigatori: cinque anni fa una delle insegnanti di Davina aveva mandato a chiamare la Kumari-Baker e in quell’occasione la donna aveva dichiarato di voler “vedere Davina morta“.

Via | Times Online