ArcelorMittal Florange, il grande bluff che delude sindacalisti e operai

La scottante delusione degli operai e dei sindacalisti per il triste epilogo della vicenda che ha coinvolto l’acciaieria ArcelorMittal di Florange,

di sara

Della situazione dell’acciaieria francese ArcelorMittal di Florange ve ne avevamo parlato proprio venerdì, quando si attendeva con ansia la mezzanotte per conoscere l’esito del braccio di ferro tra le istituzioni francesi e il gigante metalmeccanico. Poi le novità sono arrivate, ma non si trattava delle risposte tanto attese. Secondo il quotidiano locale “Le Républicain Lorrain” una pagina è ormai stata voltata, ma si tratta di un passaggio estremamente duro da sopportare per gli operai implicati, che avevano cominciato a prendere seriamente i venti di nazionalizzazione che sembravano soffiare nei ranghi del governo francese e la presenza di un misterioso investitore disposto a mettere sul tavolo 400 milioni di euro.

Perché Mittal, che pochi giorni fa Arnaud Montebourg avrebbe voluto fuori dalla Francia, è giunta ad un accordo in merito al quale conserverà gli altoforni di Florange, inattivi da circa un mese, sono salvi fino a che il progetto Ulcos (un consorzio di 48 tra compagnie ed organizzazioni provenienti da 15 diversi paesi europei, impegnato in un programma di ricerca e di sviluppo destinato a realizzare una drastica riduzione delle quantità di anidride carbonica derivante dalla produzione dell’acciaio)  sarà reso operazionale e si impegna a reinvestire 180 miliardi di euro in cinque anni sulla filiera fredda. 

Il Primo Ministro Jean-Marc Ayrault ha anche promesso che gli impieghi saranno preservati, ma l’annuncio suona come una sconfitta per coloro che cominciavano ad assaporare la nazionalizzazione del sito e che possono comunque tirare un sospiro di sollievo grazie al cedimento di Lakshmi Mittal e al rude intervento dello Stato francese che ha permesso di scongiurare almeno per il momento, il piano sociale.

Un compromesso sporco che la cronaca riflessiva pubblicata sull’apposita sezione del sito dedicato a Florange ci restituisce con tutta la pulsante delusione dei lavoratori, annientati dalle promesse di nazionalizzazione sfumate in nottata.

Con la testa bassa tra le mani, senza osare guardare lo schermo della televisione. Già prima dell’intervento del Primo Ministro, Fred Maris e Lionel Buriello avevano un bel peso sul cuore. “Si tratta di quello che temevamo fin dal mattino. Una notizia davvero cattiva”, gridano con le lacrime agli occhi i due giovani sindacalisti della CGT stipendiati della filiera calda.  Alla fine delle dichiarazioni di Jean-Marc Ayrault, il silenzio è pesante, malgrado la moltitudine di microfoni in attesa nel locale sindacale. Nonostante da martedì l’eventualità di una nazionalizzazione e l’incontro con Arnaud Montebourg avessero riportato un po’ di speranza in tutti i sindacati, l’inquietudine e la collera hanno a poco  a poco presi piede ieri. “La soluzione era lì! Il dossier già pronto, mancava solo la firma!” s’innervosisce Lionel.  A mano a mano che le indiscrezioni evocanti profilano una contro-proposta di Mittal e questo terzo scenario “inaccettabile”, i militanti  mostrano un’aria disfatta “A partire dal momento in cui è Ayrault a doversi esprimere…le notizie non potevano più essere buone” aggiunge Édouard Martin (CFDT).

Nell’immagine il rappresentante del sindacato francese CFDT Edouard Martin (sulla sinistra) parla con gli operai di ArcelorMittal in attesa di ascoltare la dichiarazione televisiva del primo ministro francese, Florange, 30 novembre  2012.

AFP PHOTO / JEAN-CHRISTOPHE VERHAEGEN (Photo credit should read JEAN-CHRISTOPHE VERHAEGEN/AFP/Getty Images)

Via | cfdt-arcelormittalflorange.blogspot.fr