ArcelorMittal, prove di nazionalizzazione nel braccio di ferro tra il gruppo metalmeccanico e il governo francese

La storia dell’acciaieria ArcelorMittal di Florange, tra minacce di chiusura, inquietudini sociali e prese di posizione delle istituzioni francesi.

di sara

Il capitolo francese della storia del colosso ArcelorMittal assomiglia a quello di tanti altri grandi siti industriali installati nell’Europa centro-occidentale. Una “bella acciaieria” dotata di importanti infrastrutture, appartenente al gruppo nato dalla fusione di due tra le più grandi aziende del settore, la Arcelor e la Mittal Steel Company,  e situata a Florange, nella regione francese della Lorena. Il comune, convertitosi a partire dagli anni ’50 alla causa siderurgica, è situato in una posizione strategica invidiabile nella valle del Fensch, sub-affluente del Reno, a due passi dalle tre frontiere con Germania, Belgio e Lussemburgo, accessibili in breve tempo grazie alla prossimità con due grandi arterie stradali, la A30 e la A31, e fa parte dell’area industriale di Sainte-Agathe, 150 ettari e circa 1000 operai impiegati nei settori dell’acciaieria pesante, dell’aviazione e dell’automobile.

Con la modernizzazione della siderurgia avvenuta a partire dalla seconda metà del XX° secolo, la vasta offerta di impieghi stimolata dalla costruzione di grandi complessi dotati di catene per la laminazione a caldo e a freddo e crogioli, hanno attirato lavoratori provenienti anche dall’estero facendo crescere in maniera esponenziale l’abitato originale, il cui destino economico e sociale è ormai strettamente legato  a quello dell’acciaio e del suo più grande rappresentante ArcelorMittal (che ha sedi anche in molte città italiane come Piombino, Milano, Monza, Rieti e Avellino)  in piena campagna di riduzione costi. Ed ecco che la crisi e la necessità di snellire i costi sono ormai diventate lo spettro inquietante del quotidiano degli operai impiegati nella zona, che hanno più volte chiamato in causa le istituzioni, invitandole ad intervenire per con misure destinate ad impedire la delocalizzazione.

Arnaud Montebourg una difesa a muso duro

E il governo non è rimasto a guardare, la minaccia dell’arresto dei due altoforni del sito ha spinto Arnaud Montebourg, Ministre du Redressement Productif (dicastero incaricato del riassetto dell’economia, delle finanze, del commercio estero e dell’energia) dritto sul banco delle contrattazioni che lo hanno portato a strappare 60 giorni di posticipazione ai patron. Due mesi scarsi cominciati a fine settembre per concludesi alla mezzanotte di oggi che potrebbero risolversi, in attesa di un compratore esterno, con l’acquisizione provvisoria da parte dello Stato, in merito alla quale è lo stesso Montebourg ad affermare che la decisione finale spetta al President de la Rèpublique François Hollande, che dovrà tener conto del peso economico del marchio, che impiega numerosi cittadini.

 

Ogni promessa è debito, anche se elettorale

Perché a Florange François Hollande c’era stato proprio durante la sua campagna elettorale, quando, rivestito il caschetto protettivo ed innalzato su una piattaforma, aveva promesso agli operai l’approvazione di leggi che permettessero allo Stato di acquistare per cifre simboliche, le fabbriche o le unità di produzione abbandonate dalle industrie-madre, per poi rivenderle a potenziali acquirenti. Una dichiarazione alla quale si sono ancorate le speranze dei metalmeccanici, soprattutto dei 500 minacciati di licenziamento, già delusi dal mancato investimento di 17 milioni di euro, promesso da un altro presidente di nome Sarkozy nel febbraio di quest’anno, e mai arrivato!

 

Immagine degli altiforni di Florange, acciaieria del gruppo ArcelorMittal situata nell’est della Francia, 20 novembre 2012.

AFP PHOTO/JEAN-CHRISTOPHE VERHAEGEN (Photo credit should read JEAN-CHRISTOPHE VERHAEGEN/AFP/Getty Images)

Via | tempsreel.nouvelobs.com