Rugby&Scandali – Il “coming out” di Gatland e le ambiguità ovali

Vi ho raccontato ieri dell’ammissione a sorpresa di Warren Gatland, coach del Galles, che ha dichiarato di aver pensato, seppur solo per un attimo, di imbrogliare pur di vincere la semifinale mondiale contro la Francia. Un imbroglio neppur così difficile da mettere in pratica, un’ammissione che ora spacca il mondo ovale e apre a mille

Vi ho raccontato ieri dell’ammissione a sorpresa di Warren Gatland, coach del Galles, che ha dichiarato di aver pensato, seppur solo per un attimo, di imbrogliare pur di vincere la semifinale mondiale contro la Francia. Un imbroglio neppur così difficile da mettere in pratica, un’ammissione che ora spacca il mondo ovale e apre a mille interrogativi.

Dopo il Bloodgate il Warren-gate verrebbe da dire. L’Irb ha già aperto un’inchiesta, si è detta “sconvolta” e cerca di capire cosa sia successo. Eppure è semplicissimo. C’è una regola che può diventare furbata e Warren Gatland ha pensato di sfruttarla a suo favore, spinto dall’emotività della posta in palio e dalla sensazione di essere stato derubato con il cartellino rosso a Warburton. Eppure ci ha pensato e tanto basta.
Il suo “coming out” ha, ovviamente, scatenato mille reazioni. Da Roger Lewis, chief executive della Federazione gallese, che ha dichiarato che “Gatland andrebbe applaudito per la scelta presa. In un’era professionistica, dove le decisioni – anche le più difficili – vanno prese velocemente ha scelto la strada onesta” all’ex allenatore inglese Dick Best che si è detto “sorpreso che Warren non abbia barato”. Ian Robertson, invece, reputa l’ammissione di Gatland poco intelligente e ritiene che essa abbia infangato ciò che di buono il Galles ha fatto nella Rugby World Cup. Parlando, invece, del fatto in sé, Nigel Davies, coach degli Scarlets, ha dichiarato che lui mai imbroglierebbe, ma che capisce la tensione del momento e le pressioni delle circostanze. “Se ho mai pensato di imbrogliare? Mai. Ma bisogna stare attenti perché si parla di un gioco dove la competizione è estrema e stiamo parlando dei Mondiali”. Insomma, non ho mai pensato di barare, ma in una semifinale mondiale, magari…
Idee opposte, pensieri contrastanti, ma una questione di fondo rimane. Vi sono regole, come quella della mischia no contest, che sono facilmente sfruttabili al limite – e oltre – del regolamento e della sportività. Warren Gatland ha ammesso una sua debolezza umana e ha ammesso di aver resistito. E di questo, come dice Lewis, gli va dato atto e va applaudito. Ma il pensiero – seppur fugace – di imbrogliare gli è passato dalla mente. Non è un santo, ma non è l’unico. Lui ha detto di no, ma siamo sicuri che per vincere, a tutti i costi, tutti sappiano resistere alle tentazioni? E non parlo solo di simulare un infortunio, ma di tutto quello che può essere fatto di illegale e antisportivo nel rugby.
Forse l’Irb, invece di indagare su Gatland, dovrebbe porsi domande su tutto ciò.


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