Rugby&Comunicazione – Giornalisti e uffici stampa, quando il conflitto d’interessi è ovale

Conflitto d’interessi, tema scottante in Italia. Ma una realtà che, purtroppo, colpisce in tanti ambiti, anche in quello della comunicazione. Troppo spesso, infatti, i giornalisti ovali si impegnano – per denaro o passione – anche come ufficio stampa di club rugbistici. E anche fatti reali diventano poco credibili. E’ uno dei grandi limiti del nostro sport.

Conflitto d’interessi, tema scottante in Italia. Ma una realtà che, purtroppo, colpisce in tanti ambiti, anche in quello della comunicazione. Troppo spesso, infatti, i giornalisti ovali si impegnano – per denaro o passione – anche come ufficio stampa di club rugbistici. E anche fatti reali diventano poco credibili. 

E’ uno dei grandi limiti del nostro sport. Troppi appassionati che ricoprono troppi ruoli, spesso in contrasto l’uno con l’altro. E, purtroppo, a volte capita a professionisti di lungo corso che, però, rischiano di fare una figura non proprio degna della loro carriera. Come capitato, purtroppo, al collega Giorgio Terruzzi, giornalista Mediaset ma anche coinvolto nell’Asr Milano. Ecco il suo articolo su SportMediaset (che di norma dà ben poco spazio all’ovale…) riguardante la rinascita dell’Amatori Milano. Vero? Falso? Si vedrà, ma difficilmente si può parlare di obiettività.

“L’Amatori Rugby Milano lancia un altro bluff. Un non precisato progetto di rilancio, l’ennesimo con un’ennesima gestione (Gruppo Navarra, imprenditori aquilani). La squadra, iscritta al campionato di serie B, dopo aver disertato le prime due partite, giocherà domenica prossima ma la sua classifica parte da una penalità pesantissima (meno 20) a causa della mancanza di un settore giovanile e della mancate presenze alla prime due sfide in calendario.
In aggiunta l’Amatori pare abbia una serie di debiti pesantissimi sia verso i tesserati, sia verso l’esterno. Si parla di organizzare un settore giovanile coinvolgendo altre società (Crema, Lainate, Settimo Milanese, Cus L’Aquila, San Benedetto del Tronto) alcune delle quali molto lontane geograficamente con evidenti complicazioni per i ragazzi in oggetto. In sostanza, non si capisce il motivo. Non si capisce la vera natura di una operazione faticosa in partenza, zoppicante, farcita di misteri. 
Del resto la scena offerta da questo ex simbolo della palla ovale ne ricorda altre recenti, tutte caratterizzate da ambizioni forsennate, da una mancanza di cultura rugbistica e da inevitabili fallimenti. Peccato, anche perché Milano, sul fronte rugby offre ben altre realtà, più serie e connesse a una filosofia da club basata sul senso dei valori educativi e, in definitiva, sulla qualità”.

Questo è l’ultimo esempio, lampante, ma è solo l’ultimo esempio. La comunicazione ovale in Italia ha tanti problemi. Il conflitto d’interessi, evidente o nascosto, fatto di veline e portavoce occulti di dirigenti e potentati, è diffuso e pericoloso. E un male per il nostro sport.


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