Rugby&Denaro – Mondiali senza All Blacks? Possibile nel 2015

Parafrasando una vecchia pubblicità verrebbe da chiedersi: “Che mondiali sarebbero senza gli All Blacks?”. Una domanda che potrebbe avere una risposta nel 2015 in Inghilterra. La Federazione neozelandese, infatti, minaccia di non partecipare alla prossima Rugby World Cup. Il motivo? La crisi economica. Costa troppo partecipare a una Coppa del Mondo – circa 6,7 milioni

Parafrasando una vecchia pubblicità verrebbe da chiedersi: “Che mondiali sarebbero senza gli All Blacks?”. Una domanda che potrebbe avere una risposta nel 2015 in Inghilterra. La Federazione neozelandese, infatti, minaccia di non partecipare alla prossima Rugby World Cup. Il motivo? La crisi economica.

Costa troppo partecipare a una Coppa del Mondo – circa 6,7 milioni di sterline – e secondo il CEO della NZRU Steve Tew le spese sono eccessive e la Nuova Zelanda potrebbe rinunciare all’evento tra quattro anni. Sono parole dure quelle di Tew che chiede all’Irb di rivedere completamente il sistema economico ovale mondiale. Un sistema che Tew attacca e che, effettivamente, andrebbe rivisto su due punti.
Il primo è che i costi dei mondiali vengono fatti principalmente ricadere sulle Union più forti “Noi abbiamo perso circa 7 milioni di sterline, non ha senso. Serve una revisione del sistema economico, altrimenti sarà difficile per gli All Blacks partecipare a England 2015”.
Il secondo riguarda gli sponsor. L’Irb ha dei paletti folli, rigidissimi, che tagliano le gambe alle Federazioni. L’esempio più lampante è l’obbligo di non avere sponsor di maglia ai Mondiali. Un danno economico enorme per le squadre, così come i tanti lacci e lacciuoli che non permettono alle nazionali di avere quel contributo economico dagli sponsor che altri sport hanno. “Fossimo ai Mondiali di calcio l’albergo degli All Blacks sarebbe tappezzato dei nostri sponsor fino a pochi giorni prima del match. Ai Mondiali di rugby i nostri sponsor sono completamente esclusi”.
Insomma, Tew guarderà pure al soldo, ma tutti i torti non ce li ha. I soldi girano, ci sono, ma l’organizzazione internazionale è ancora un po’ approssimativa e dilettantistica. Lo viviamo noi come giornalisti in Nuova Zelanda, è facile immaginare come lo vivano, dal di dentro, le Federazioni. Serve un cambio di marcia: organizzativo, mentale ed economico. Per far crescere il rugby e non farlo – come rischia – implodere.

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