“Cerca la graffetta negli slip”: l’orco ha molestato 400 ragazze

“Cercami la graffetta negli slip, è un test americano” oppure “Se non hai tabù con il sesso farò di te il mio braccio destro” e ancora “Vieni a letto con me altrimenti ti licenzio”. Queste e chissà quante altre le frasi che D.R., titolare di una ditta di import export a Treviso, rivolgeva durante i

di elvezio

Cercami la graffetta negli slip, è un test americano” oppure “Se non hai tabù con il sesso farò di te il mio braccio destro” e ancora “Vieni a letto con me altrimenti ti licenzio”. Queste e chissà quante altre le frasi che D.R., titolare di una ditta di import export a Treviso, rivolgeva durante i colloqui di assunzione a circa 400 (!!!) ragazze sotto i 25 anni, in una escalation maniacale che passava poi a masturbazioni, rapporti orali e quindi completi.

E se molte si rifiutavano, altre, anche minorenni, hanno subìto e accettato di tutto, vuoi per debolezza psicologica, vuoi per il bisogno di lavoro, vuoi per vergogna. Quando poi molte si sono fatte coraggio e sono uscite allo scoperto, nel 1992, non si è potuto fare nulla per le tremende lacune del codice penale in tema di molestie sessuali.

Lacuna che ha aumentato il delirio di onnipotenza di D.R. portandolo quindi alla pedofilia. “Scusa mamma, sono stata violentata”, questa la lettera che nessuna madre vorrebbe ricevere dalla figlia e che invece una ragazza ha scritto il giorno del suo 18esimo compleanno per denunciare quanto accaduto.

D.R. approfittava anche della sua veste di professore per violentare bambine, spesso figlie di suoi amici che invitava in vacanza nelle sue case a Jesolo e sulle Dolomiti. E obbligava anche suo figlio, coetaneo delle bimbe, a guardare tutto.

Ora D.R dovrà affrontare un processo per violenza su 4 minori che mi auguro porti a esiti ben diversi rispetto al 1992. E nel caso ne uscisse pulito ancora una volta, non dovrebbe poi essere difficile da allora evitare in ogni modo questo orco: quanti D.R. titolari di aziende, oltre i 60 anni, ex insegnanti potranno mai esserci a Villorba?

Fonte: La Tribuna