Feste e crisi: l’Italia in bilico

La crisi morde anche in questi giorni di feste natalizie. Ma non tutti pagano lo stesso prezzo. Negli anni ’50 Renato Rascel cantava “ … c’è chi sta bene e chi sta male …” e ancor prima, nel ventennio nero, al sud si diceva che Natale era “lu friddu e la fame”. Di fronte alla

La crisi morde anche in questi giorni di feste natalizie. Ma non tutti pagano lo stesso prezzo.

Negli anni ’50 Renato Rascel cantava “ … c’è chi sta bene e chi sta male …” e ancor prima, nel ventennio nero, al sud si diceva che Natale era “lu friddu e la fame”.

Di fronte alla crisi sta il banco di prova di Berlusconi e del suo governo e di Veltroni e del suo Pd.

L’inverno sarà duro e lungo per l’economia internazionale e l’Italia rischia di sprofondare.

Dopo la crisi del ’29 l’America rispose con il New Deal, l’Italia con il fascismo, la Germania con il nazismo.

Oggi c’è il nodo di una nuova etica e soprattutto l’esigenza di un salto di cultura politica. Siamo di fronte a un cambio epocale.

Il leaderismo del berlusconismo e il riformismo del veltronismo non sono adeguati (e nemmeno attrezzati culturalmente) a questa sfida. Gli spazi di democrazia si sono appannati e ristretti e il cittadino è ridotto a “consumatore”.

Dopo la crisi l’Occidente non sarà più quello di prima. E l’Italia non sarà quella di oggi. Ma come sarà l’Italia?

Un capitalismo basato per quattro quinti sui consumi non regge più. Ioseph Stiglitz, economista premio Nobel già consigliere di Clinton, prevede una grande trasformazione, una grande ridistribuzione della ricchezza fra Paesi e all’interno degli Stati, fra gli strati sociali. Altrimenti sarà il crollo economico e il caos sociale. La ridistribuzione dei beni e la domanda di nuovi “valori” rimetterà in moto la produzione.

Una svolta ci sarà comunque: sarà democratica o autoritaria?

Gli Usa hanno risposto con Obama. E qui? Qui siamo un Paese allo sbando. Non se ne esce con le chiacchiere, con l’ingegneria costituzionale, con le false promesse, con la guerra fra bande.

La gente ha paura, è più povera ed è delusa: vedeche i partiti, tutti i partiti, pensano esclusivamente alle proprie beghe interne, a gestire il potere.

La casta detta legge. E non solo la casta politica. E’ giunta l’ora del ricambio. Ma dove sono le nuove classi dirigenti?

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