La mostra arrestata

“L’urlo antropometrico di Bertillon si aggiunge al sospiro di Ellero, entrambi finalmente identificati, mediante la misura dell’avambraccio sinistro, partendo dall’estremità del dito medio fino alla punta del gomito, mentre l’impronta del mignolo viene rimandata al giorno dopo.” Si tratta di un passaggio del dodicesimo sogno, tratto dal libro Fantastoria della fotografia di Italo Zannier, una


“L’urlo antropometrico di Bertillon si aggiunge al sospiro di Ellero, entrambi finalmente identificati, mediante la misura dell’avambraccio sinistro, partendo dall’estremità del dito medio fino alla punta del gomito, mentre l’impronta del mignolo viene rimandata al giorno dopo.”

Si tratta di un passaggio del dodicesimo sogno, tratto dal libro Fantastoria della fotografia di Italo Zannier, una metafora nella quale i due pionieri del fotosegnalamento Alphonse Bertillon e Umberto Ellero si ritrovano ad essere sottoposti a schedatura, l’aguzzino che diviene esso stesso vittima inconsapevole della propria invenzione, una metafora che si addice bene a raccontare la rovinosa vicenda della “mostra arrestata”, a cura di Achille Bonito Oliva, nata dal ritrovamento nella spazzatura, almeno così sostiene l’antiquario romano Giuseppe Casetti e dal riciclaggio artistico di circa ottomila foto di questura scattate a Roma negli anni Cinquanta e Sessanta.

Il giorno stesso dell’inaugurazione, su segnalazione della sovrintendenza archivistica di Stato allarmata dopo aver letto l’articolo pubblicato sul domenicale di Repubblica, è intervenuto il reparto del Comando patrimonio culturale dei Carabinieri che ha sequestrato l’intera collezione e tutte le copie disponibili del catalogo, beato chi ne possiede una diventata per forza di cose una rarità bibliografica.

La vicenda è significativa e riporta l’attenzione sulle interpretazioni della legge n. 675/1996 relativa alla tutela dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, legge che viene quotidianamente violata per tutto ciò che è cronaca e gossip e che invecie viene applicata alla lettera nel trattare vicende storiche avvenute nell’arco degli ultimi 70 anni, un vero tormentone per storici e ricercatori.

Viene da chiedersi se quella di Achille Bonito Oliva e dell’antiquario Casetti sottoposto per ore ad interrogatorio sia stata ingenuità o si sia trattato di una sorta di performance artistica, fatto stà che il reato è pesante, molti dei ritratti appartengono a persone ancora in vita o perlomeno non ancora fuordicontesto o fuordimemoria diretta e che gli stessi eredi possono denunciare l’archivista della questura che si è fatto sottrarre le foto, l’antiquario e il curatore.
A dire il vero sarebbe stata una bella rivincita per un ladruncolo in pensione di trastevere accordarsi con il Bonito Oliva per un risarcimento in opere della transavanguardia.