Se vince Berlusconi e il Pdl: il governo di buon senso

Il tarda serata di Lunedi, Silvio Berlusconi dalle frequenze di Telelombardia ha avanzato una proposta di formazione di un “governo di buon senso” da costruire in caso di pareggio al Senato. Erano i giorni in cui ammetteva di ignorare internet – potete vedere un video qui sopra – e dintorni: nulla di grave, solo la

di alet

Il tarda serata di Lunedi, Silvio Berlusconi dalle frequenze di Telelombardia ha avanzato una proposta di formazione di un “governo di buon senso” da costruire in caso di pareggio al Senato. Erano i giorni in cui ammetteva di ignorare internet – potete vedere un video qui sopra – e dintorni: nulla di grave, solo la più rivoluzionaria evoluzione tecnologica degli ultimi cento anni. Sull’emittente locale Il Cavaliere ha fatto anche due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti all’Economia. Successivamente, in pieno stile berlusconistico, il leader del PdL ha poi smentito l’affermazione definendola un pesce d’aprile.

Il teatrino del larghe intese si, larghe intese no, va avanti più o meno dalle ultime elezioni, ma per noi che stiamo dall’altra parte, è forse il caso di iniziare ad immaginare un esecutivo del genere. Di Mario Monti e Massimo Cacciari ha già detto Berlusconi. Personalmente condivido la prima scelta, un po’ meno la seconda perchè se di Cultura si tratta allora preferirei un premio Nobel come Dario Fo. Perchè negli altri paesi i Premi Nobel sono venerati e noi i nostri li releghiamo ai girotondi?

Dopo Tesoro e Cultura penserei subito all’energia, dalle rinnovabili alla questione inceneritori. Ad occhi chiusi, assegnerei il Ministero a Carlo Rubbia (che non ha bisogno di presentazioni) e a Maurizio Pallante, entrambi già consulenti sul tema dell’energia dei passati governi di centrosinistra. Dopo il fallimento di Pecoraro Scanio, soprattuto sul caso immondizia in Campania, c’è bisogno di una gestione seria sul tema dell’energia. C’è bisogno di persone che conoscono le alternative all’incenerimento e che sappiano parlare anche di nucleare. Che volente o nolente sarà uno dei temi caldi degli anni a venire.

Per il Ministero della Salute più che un nome proporrei delle caratteristiche: un medico di alto livello, meno schierato e “interessato” di Veronesi, come proposto dal Partito Democratico. Senza nulla togliere alle capacità scientifiche del medico milanese, non posso pensare al Ministro della Sanità come a un uomo che per tutelare gli sponsor della sua clinica, dichiara che il cancro non è provocato dall’inquinamento prodotto dai termovalorizzatori. Se proprio dobbiamo pescare sempre dallo stesso mazzo, meglio Girolamo Sirchia, anche se forse dovrebbe intraprendere altre battaglie oltre a quella, pur giusta, contro il fumo e i fumatori.

Per quel che riguarda il Ministro della Giustizia, si è già parlato ampiamente su questo blog con un sondaggio che ha decretato la vittoria di Antonio Di Pietro. L’ex-PM non sarà mai Ministro della Giustizia, soprattutto in caso di larghe intese, questo lo sappiamo tutti. Ma visto che stiamo immaginando un esecutivo di unità nazionale, vale la pena di sognare che il successore di Mastella, forse il peggior Guardasigilli mai visto, sia un uomo ferrato in materia, incensurato, uscito pulito da ignobili inchieste a suo carico e che si è opposto all’indulto.

Un ultimo nome me lo giocherei alle infrastrutture ed è quello dell’architetto Renzo Piano. Snobbato dalla politica italiana degli anni addietro è ora consulente all’urbanistica per il sindaco di Genova. In un paese che ha più automobili che abitanti, dove si passano ore in macchina per raggiungere il posto di lavoro, dove ci sono sindaci che sventrano piazze storiche per fare parcheggi, c’è la necessità di progetti nuovi, di strutture nuove che portino alla costruzione, come definito dallo stesso architetto Piano, delle Città del terzo millenio.

In questi giorni si parla tanto di questo fantomatico governo di larghe intese. C’è chi dice che è scontato, c’è chi dice che è da evitare, c’è chi dice che tanto non si metteranno mai d’accordo. Personalmente ritengo che bisogna capire cosa intendono i nostri politici quando pensano a quel tipo di governo. Perchè se pensano realmente ad un gruppo di persone disposte a mettere le proprie conoscenze al servizio del Paese, allora speriamo che sia patta al Senato, ma se invece pensano ad un governo in cui i soliti noti si spartiscono i ministeri, scambiandosi le figurine, allora forse è meglio che le elezioni le vinca uno solo.

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