Veltroni, l’odio e il rancore

Il sito di Repubblica batte, alle 14.52 di oggi, le nuove dichiarazioni del candidato premier del PD, Walter Veltroni. «Ogni giorno vedo una caterva di dichiarazioni di odio e rancore. Io le lascio cadere nel vuoto e alla fine ci si renderà conto che i primi ad essere stufi di tutto questo sono gli italiani

Il sito di Repubblica batte, alle 14.52 di oggi, le nuove dichiarazioni del candidato premier del PD, Walter Veltroni. «Ogni giorno vedo una caterva di dichiarazioni di odio e rancore. Io le lascio cadere nel vuoto e alla fine ci si renderà conto che i primi ad essere stufi di tutto questo sono gli italiani che vogliono qualcosa di diverso da certe parole che sembrano venire dal secolo scorso». Se inizialmente l’atteggiamento (pseudo?) pacifico del cinquantatreenne ex sindaco di Roma poteva apparire intelligentemente volto a smorzare i toni, a lungo andare inizia veramente a stancare.

Forse, prima di parlare di odio e rancore nei suoi confronti, dovrebbe spiegare qualcosa ai suoi alleati. Ad Antonio Di Pietro, per esempio, potrebbe dire che non è molto saggio né serio tirare in ballo Berlusconi per qualsiasi cosa, né porre quale «punto focale» del suo personale programma la cancellazione dalla televisione italiana di Rete quattro.

Volendo, inoltre, Walter potrebbe scegliere meglio il “tempo delle entrate”, e non rilasciare dichiarazioni del genere in concomitanza di un’apertura da parte del suo avversario («Noi abbiamo sempre affermato che sui cambiamenti necessari dell’architettura istituzionale è opportuno che tutte le parti in campo si cimentino nella ricerca di un accordo»).

E, tralasciando la violenza, ma rimanendo nell’ambito della coerenza, potrebbe imporre a se stesso di evitare l’uso di certi vocaboli, quale «reperti di antiquariato», visto che non penso esista un termine migliore per definire chi fa politica da trentadue anni, e ha la faccia tosta di definirsi «nuovo».

Foto: Giovanni Calia, Flickr

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