Rugby&Polemiche – E la Francia fece infuriare pure i Maori

In Francia sembrano disprezzare il pericolo, almeno per quanto riguarda le relazioni diplomatiche ovali. Dopo le esternazioni stereotipate che hanno visto protagonista il quindici italiano, stavolta i galletti hanno fatto saltare la mosca al naso ai neozelandesi. Toccando una delle cose più sacre della loro cultura: il moko. Ce ne parla Stefania Mattana.A far infuriare

In Francia sembrano disprezzare il pericolo, almeno per quanto riguarda le relazioni diplomatiche ovali. Dopo le esternazioni stereotipate che hanno visto protagonista il quindici italiano, stavolta i galletti hanno fatto saltare la mosca al naso ai neozelandesi. Toccando una delle cose più sacre della loro cultura: il moko. Ce ne parla Stefania Mattana.

A far infuriare i kiwi è la copertina di un noto bimestrale della comunità omossessuale francese, Têtu, che ritrae il ventitreenne estremo della Francia Alexis Palisson con un finto moko dipinto sul volto. Il moko è un tatuaggio tradizionale del popolo maori, costituito da un preciso vorticare di spirali che si snoda sul volto e – per le donne – dalla bocca fin sotto il mento. Il moko nella cultura maori accompagnava l’adolescente all’età adulta, e testimoniava lo status sociale di chi lo tatuava per sempre sul volto. Ancora oggi, solo gli autentici discendenti maori possono portare il moko, e la tatuazione di questo richiede un particolare rituale di avvicinamento.
Il moko è quindi tanto sacro ai neozelandesi che l’affronto del giovane Palisson è parso irrispettoso anche ai più moderati tra i kiwi. “Nel 2007 ci hanno rubato la possibilità di vincere la Coppa del Mondo, oggi vanno di nuovo alla carica”, hanno tuonato i più infuriati.
Una presa in giro bella e buona, hanno commentato al NzHerald, che descrive anche le immagini in cui viene immortalato Palisson nelle pagine interne di Tetu: seminudo, con una serie di motivi maori pitturati lungo la schiena, e una lancia in mano, come un guerriero. E proprio come un combattente dei tempi moderni è stata descritto la stella bleu, che nell’articolo allegato dichiara: “Per me, i tatuaggi maori sono come la Haka: è una tradizione che fa parte del rugby. A molti giocatori piace tatuarsi con disegni tipici della cultura polinesiana”.
Ma la cultura millenaria di un popolo non può essere confusa con ciò che uno sport ha preso da essa, e l’opinione pubblica neozelandese è esplosa in un moto comune di disapprovazione. La comunità Maori parla di furto culturale: “Quando si tratta di beni culturali maori la gente prende quello che gli piace quando gli conviene. Abbiamo il senso dell’umorismo anche noi, ma il Moko è troppo sacro perché qualcuno lo usi così alla leggera. In questo modo non si fa nulla per migliorare la posizione della nostra cultura”, ha sbottato Willie Jackson, responsabile Maori delle comunicazioni con i media.
Intanto, la squadra dei galletti ha preso le distanze da Palisson, dissociandosi dalle azioni dell’atleta e negando le accuse dei Maori di voler usare il Moko a scopo commerciale (la diatriba del copyright su alcuni aspetti della cultura Maori utilizzati dallo showbusiness è un argomento che in Nuova Zelanda non cessa mai di creare polemiche e diatribe).
Il capo redattore di Têtu, invece, ha usato una tattica differente, affermando che l’intento dell’articolo era quello di rendere omaggio alla Nuova Zelanda alla vigilia del mondiale. “Sono consapevole delle sofferenze che i Maori hanno patito in Nuova Zelanda, ma è anche vero che qui in Francia non se ne vedono tanti e il popolo francese non conosce nulla di un Paese così lontano. Era un modo per introdurre la Nuova Zelanda ai francesi”.
Da parte sua, Palisson ha fatto sapere di essere molto dispiaciuto e che non era sua intenzione offendere nessuno: “Quando ha posato per la copertina del giornale, Alexis non era sotto la responsabilità del rugby francese – ha dichiarato il portavoce dei Bleus –. Abbiamo parlato con il ragazzo, che ci ha detto di non voler fare torti a nessuno, con quelle fotografie. Anzi, ha pensato che poteva essere un buon modo per omaggiare la Nuova Zelanda ed esprimere rispetto per il popolo Maori e la sua cultura”.
Ma Willie Jackson ha risposto scettico: “Se davvero avevano rispetto per noi, avrebbero anche potuto alzare il telefono e chiederci se era tutto ok, prima di fare certe cose”.
Insomma, in Nuova Zelanda il claim di una nota marca di orologi è quanto mai di attualità, e non a torto: toglietegli tutto, ma non il loro Moko.