Il Psi di Bettino Craxi e i “mariuoli” di ieri e di oggi

Torna alla ribalta, in queste ore turbolenti che ripropongono la questione morale, il nome di Bettino Craxi. Il segretario del Psi riuscì a cogliere i fermenti e i cambiamenti della società e ha avuto molti meriti nell’ imprimere un “nuovo corso” al suo partito (fine dell’asservimento al Pci) e nel trasformare e rinnovare la politica

Torna alla ribalta, in queste ore turbolenti che ripropongono la questione morale, il nome di Bettino Craxi.

Il segretario del Psi riuscì a cogliere i fermenti e i cambiamenti della società e ha avuto molti meriti nell’ imprimere un “nuovo corso” al suo partito (fine dell’asservimento al Pci) e nel trasformare e rinnovare la politica italiana.

Ma è in quella fase che si ha un ridimensionamento del partito socialista (di fatto la fine del modello di partito di massa) e un indebolimento dell’iniziativa tra la gente.

E’ con la direzione di Craxi che emergono tendenze degenerative sul modo di essere e sul costume del partito socialista, per un certo uso del potere, del sottogoverno, del clientelismo. Al centro come in periferia.

I guasti di una concezione della politica come empirismo, manovra di vertici, mercato e spettacolo, espongono il Psi dell’epoca all’assalto di uomini e gruppi senza scrupoli.

Da lì il partito si trasformò in partito carismatico-plebiscitario e cominciò il dominio del “messaggio” e del leader.

Da lì i “mariuoli” diventarono la norma, non l’eccezione. Come si vede i mali di oggi vengono da lontano.