Azzurro mondiale – Bocchino, sogno a occhi aperti

Per scrollarsi di dosso il ruolo di eterna promessa, la ricetta di Riccardo Bocchino è semplicissima: convincere Nick Mallett a consegnargli uno dei trenta biglietti disponibili per i Mondiali in Nuova Zelanda. Una sfida difficilissima per il ventitreenne appena arrivato a Prato, ma che vuole giocarsi le sue chance fino all’ultimo.A ventitré anni e con

Per scrollarsi di dosso il ruolo di eterna promessa, la ricetta di Riccardo Bocchino è semplicissima: convincere Nick Mallett a consegnargli uno dei trenta biglietti disponibili per i Mondiali in Nuova Zelanda. Una sfida difficilissima per il ventitreenne appena arrivato a Prato, ma che vuole giocarsi le sue chance fino all’ultimo.

A ventitré anni e con sei caps alle spalle, il numero dieci viterbese di recente approdato agli Estra I Cavalieri Prato è la più giovane delle tre aperture convocate a Villabassa per la preparazione alla Rugby World Cup – Burton ed Orquera sono entrambi trentenni – ed è reduce da una stagione non semplice in Magners League e da alcune buone prestazioni in Churchill Cup con l’Italia “A” lo scorso giugno.
Prima di arrivare qui a Villabassa per la preparazione ai Mondiali non ho pensato se avrei fatto o meno parte del gruppo della prima squadra, mi sono limitato a concentrarmi su quanto mi chiedeva lo staff dell’Italia “A” e ho cercato di esprimermi al meglio. Volevo e dovevo riprendere fiducia in me stesso, giocare tre partite di fila titolare per ottanta minuti mi ha aiutato in questo senso. Ho avuto più continuità che durante la stagione e la consistenza del mio gioco ovviamente ne ha beneficiato. L’ultima partita, contro Tonga, è stata quella dove credo di essermi espresso al meglio“.
Classe ’88, Bocchino è uno dei sei convocati dal ct Mallett per il raduno pre-mondiale ad aver frequentato l’Accademia “Ivan Francescato” di Tirrenia e ha fatto parte del gruppo originario che ha inaugurato la struttura nel 2006. Quali che siano le scelte di Mallett, il Mondiale 2011 laureerà probabilmente sulla scena dei Mondiali almeno un atleta proveniente dalla struttura di formazione all’alto livello della FIR: “Ogni progetto ha promotori e detrattori, ma avendo toccato con mano il modo in cui a Tirrenia si lavora posso dire che l’Accademia oggi rappresenta un passo fondamentale per la crescita di un giovane. L’attenzione che un giovane rugbista può ricevere in quella struttura credo non sempre possa essere garantita altrove, sono convinto che Tirrenia sia una struttura importantissima. Io ho vissuto lì per due anni e penso di poter dire che il lavoro che si sta portando avanti è molto buono: anche alla Churchill Cup, con l’Italia “A”, eravamo in molti a essere passati per l’Accademia e questo credo sia un riscontro evidente“.
Rimasto ai margini del gruppo azzurro nell’RBS 6 Nazioni 2011, con il ruolo di apertura affidato da Mallett variabilmente a Orquera e Burton, Bocchino sa di dover giocare tutte le carte a propria disposizione per strappare un posto sull’aereo per l’Emisfero Sud: “Credo che i posti a disposizione per i mediani d’apertura nella lista dei trenta saranno solo due, è ovvio che soprattutto per me che sono il più giovane del terzetto ci sia pressione ed è altrettanto ovvio che sia io che Kris e Luciano daremo tutto per conquistare il posto in squadra. Un Mondiale in Nuova Zelanda, la patria del rugby, è il sogno di ogni giocatore“.
E’ chiaro che, a ventitre anni, mi viene chiesto di dimostrare di essere all’altezza sia fisicamente che nel gioco, ma è  una pressione a cui sono abituato – spiega il viterbese – non è una situazione diversa da quella che ho vissuto sino ad oggi, è normale che sia così. Io so di dover dare il massimo per convincere Mallett, poi sarà lui a fare le sue scelte“.