Golan: raid di Israele contro Hezbollah. “Almeno 30 morti”

Nuovi raid israeliani contro Hezbollah sul Golan. Israele sta pensando ad un intervento preventivo in Siria e in Libano contro i miliziani sciiti?

La tensione tra i miliziani sciiti di Hezbollah ed Israele non sembra destinata a calare. Ieri sera, secondo fonti israeliane, quattro soldati filo-iraniani avrebbero tentato di oltrepassare la frontiera sul Golan, nei pressi del villaggio druso di Majdal Shams. Il loro obiettivo sarebbe stato quello di attaccare un convoglio di militari dello Stato ebraico.

La reazione dell’esercito di Tel Aviv è stata immediata: ha identificato i quattro e reagito con raid aerei contro obiettivi di Hezbollah in Siria, sulle montagne di Qalamoun (vicino confine libanese). Per i media di Beirut ci sarebbero stati “almeno 30 morti“.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha rivendicato l’azione e ha ammonito il gruppo armato che le risposte alle loro aggressioni saranno immediate ed efficaci: “Ogni tentativo di violare la nostra sovranità e colpire i nostri soldati andrà incontro alla più dura risposta”. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro della Difesa, Moshe Yaalon: “Non consentiremo a Hezbollah di ricevere armi sofisticate“. Dunque, il conflitto tra Hezbollah ed Israele si va allargando: dal Libano del sud è arrivato alle alture del Golan.

Già lo scorso gennaio si era registrato un duro attacco di Israele nel Governatorato di Quneitra (sempre sul Golan). In quell’occasione persero la vita Mohammed Issa, noto anche come Abu Issa, e Jihad Mughniyeh, figlio di Imad Mughniyeh il capo delle operazioni degli sciiti all’estero (ucciso a Damasco il 12 febbraio 2008, in circostanze poco chiare).

Dopo di allora non sono mancate tentativi di vendetta, ma per ora Hezbollah non sembra avere ottenuto grandi risultati. A tale riguardo, ricordiamo che in un blitz della scorsa settimana Israele è riuscito a distruggere degli Scud in possesso dei miliziani.

Netanyahu non è ancora riuscito a formare un governo dopo le elezioni, ma non è escluso che se si alleerà con la destra nazionalista non valuti un intervento preventivo, sia in Libano sia in Siria, contro gli acerrimi nemici.

La posizione del gruppo anti-sionista rimane quella enunciata in maniera cristallina dal suo leader Hassan Nasrallah, nello scorso novembre: “I combattenti sciiti di Hezbollah continueranno a combattere a fianco delle forze del presidente Bashar al Assad per tutto il tempo necessario“. Affermazioni, queste, che ovviamente mettono in allarme Tel Aviv.

Ricordiamo che Israele è molto preoccupata dal diffondersi di un blocco sciita in Medio Oriente (dalla Siria, all’Iraq, dall’Iran allo Yemen) in contrasto con i suoi interessi strategici ed economici. Per questo motivo, Netanyahu è incline ad allearsi con i paesi sunniti del Golfo.

Tuttavia, questo modo di agire così radicale ha finito con il mettere in secondo piano la minaccia dell’Isis, provocando una frattura con Washington.

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