L’Eurogruppo rinvia (ancora) gli aiuti alla Grecia

Atene ha bisogno della tranche da 44 miliardi

Ci si chiede a cosa sia servita alla Grecia quella manovra finanziaria a base di tagli alle pensioni, agli stipendi, alle tredicesime, a tutto ciò che si poteva tagliare. Una manovra fatta sotto comandamento della Troika (Bce, Fmi, Ue) allo scopo di continuare la cura dimagrante di Atene per rimettere i conti in ordine e soprattutto per sbloccare la tranche di aiuti di cui la Grecia ha bisogno per pagare stipendi e pensioni.

44 miliardi di euro: per averli Atene ha obbedito ai diktat di Bruxelles e affini, si pensava tra profani che a quel punto la tranche di aiuti arrivasse nelle casse con qualche sorta di automatismo. E invece no: la riunione per decidere del futuro della Grecia si è conclusa senza un accordo a causa delle resistenze della Germania. Lunedì una nuova sessione straordinaria. Spiega il presidente dell’Eurogruppo Juncker: “Non è stato possibile trovare un accordo oggi, ci riproviamo lunedì”.

Ma le casse di Atene sono quasi vuote e il premier Samaras non può aspettare ancora molto: “I nostri partner e il Fondo monetario internazionale hanno il dovere di fare ciò che devono, non è solo il futuro del nostro Paese, ma la stabilità dell’intera zona euro a dipendere dal successo dell’esito di questo impegno dei prossimi giorni”. La sensazione è che si stia tirando la corda il più possibile, pur sapendo che alla fine questi aiuti non potranno che essere versati, pena il crollo definitivo della Grecia con tutto quello che ne comporta. Ma perché si rimanda una decisione che sembra inevitabile? Lo spiega Repubblica:

In particolare, resta la divisione tra Eurogruppo e Fondo monetario Internazionale, su posizioni diverse per quanto riguarda la sostenibilità del debito greco. L’Eurozona sarebbe disposta a spostare in avanti di due anni i paletti di rientro dal debito, ora fissati al 120% da raggiungere nel 2020, mentre l’Fmi non intende cedere. “Le nostre posizioni si sono avvicinate, ma continuiamo lunedì”, ha detto il direttore generale del Fmi Christine Lagarde al termine della riunione, convinta che la sostenibilità dei conti sia “la prima cosa”.

Sembra più che altro che non si vogliano dare aiuti già promessi finché non si sarà deciso quali saranno le prossime mosse. Dilazioni, nuovi aiuti o pugno di ferro?

Aiutare Atene a ridurre il debito, oggi al 170% del pil e in rapida ascesa, significa per i Paesi creditori subire perdite sui titoli, dimostrando ulteriore “generosità” nei confronti di un Paese che sostengono finanziariamente dal 2010. Inoltre, non c’è accordo nemmeno sull’altro punto in discussione: i ministri non sanno come colmare il ‘gap’ di 15 miliardi che si è creato a causa della loro precedente decisione di concedere due anni in più sul rientro dal deficit. E nuovi aiuti sono fuori discussione.