Affari italiani – Cavinato contro Dondi, tra Accademie e giovani scadenti

L’avvisaglia che il rapporto tra Andrea Cavinato e Giancarlo Dondi non fosse dei migliori lo avevo avuto domenica sera, a Padova. Nel dopopartita della finalissima, infatti, il coach degli azzurrini e il presidente federale si erano incontrati casualmente e lo scambio di battute non era stato “tranquillo”. I due, poi, si erano appartati per continuare

L’avvisaglia che il rapporto tra Andrea Cavinato e Giancarlo Dondi non fosse dei migliori lo avevo avuto domenica sera, a Padova. Nel dopopartita della finalissima, infatti, il coach degli azzurrini e il presidente federale si erano incontrati casualmente e lo scambio di battute non era stato “tranquillo”. I due, poi, si erano appartati per continuare in privato l’accesa discussione.

Foto per gentile concessione di Francesca Olivetti

Che a Dondi il gioco dell’Italia Under 20 non fosse piaciuto era evidente, tanto quanto era chiaro che a Cavinato il materiale umano a disposizione non bastasse. Un concetto che viene ripetuto oggi sulle pagine de Il Gazzettino, edizione di Rovigo.
“Non è certo colpa di Cavinato – l’accusa dell’ormai ex allenatore degli azzurrini – se in nazionale arrivano giocatori con qualità tecniche individuali insufficienti per il livello internazionale. Se non sanno calciare come si deve o se non hanno confidenza con i fondamentali non è certo con me, che li alleno per brevi periodi, che devono prendersela. Molti di questi ragazzi arrivano dalle accademie federali e dovrebbe essere compito di queste strutture fornire una preparazione tecnica adeguata a livello individuale. Se questo non accade forse sarebbe bene chiedersi il perché. Magari si scoprirebbe che qualche responsabilità, più che gli allenatori delle varie nazionali di categoria, potrebbero averla i tecnici che lavorano nelle accademie”. Un concetto, quello espresso da Cavinato, che non si discosta da quanto detto e scritto su questo blog nelle ultime settimane. Il coach azzurro ha, e avrà, le sue colpe, ma non è pensabile che i “migliori” juniores italiani arrivino a 20 anni senza avere la minima idea di come si passa un ovale, si placca o ci si riposiziona in campo. Che qualcosa, a livello di giovanili, non vada appare evidente. E, forse, sarebbe ora di fare una bella autocritica, a partire dei club e dalla gestione delle giovanili a partire dal minirugby fino ad arrivare a chi, all’interno della Federazione, deve curare e far crescere il movimento giovanile. Perché in questo mondiale, piaccia o non piaccia, abbiamo visto due sport. C’erano almeno 8 squadre che giocavano a rugby e le altre, Italia compresa, che praticavano uno sport, ma non si è capito quale.
E come ha detto Cavinato a Dondi al Plebiscito “Vuole vedere l’Italia giocare come Inghilterra e Nuova Zelanda? Pensi a far sì che a 20 anni arrivino giocatori che sanno giocare a rugby come questi qui”.