Italicum: le epurazioni nel Pd, il partito plurale

Bersani, Bindi, Cuperlo e altri sette fuori dalla Commissione Affari Costituzionali. Al loro posto arriveranno entro domani 10 fedelissimi renziani

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C’era una volta un partito che si chiamava Partito democratico. E che amava definirsi plurale.

Oggi c’è un Partito democratico che si oppone a qualsiasi afflato non coerente con la visione unica del caro leader Matteo Renzi.

E così, ecco che Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Marilena Fabbri, Roberta Agostini e Marco Meloni, della minoranza del Partito democratico, sono stati letteralmente “epurati” per la discussione in Commissione Affari Costituzionali dell’italicum.

I nomi dei sostituti si conosceranno entro domani.

Dov’è quel partito plurale di cui parla Pippo Civati quando spiega perché ci resta, nel Pd? Dov’è quel partito che coniuga
leadership e pluralismo di cui parlava a fine agosto, lo scorso anno, Giorgio Merlo su Europa?

Questo sembra un partito autoritario e monolitico, dove non c’è spazio per il pluralismo e dove tuti devono agire, votare, parlare, pensare come il Líder máximo che s’è trovato lì al governo senza uno straccio di fatica elettorale – sì, va be’, capirai, le secondo primarie dopo che Bersani era stato distrutto in Parlamento – e che non ammette dissenso. Come già accaduto ai tempi di Mineo, quando il gioco si fa duro e la discussione in Commissione diventa decisiva, ecco il colpo di maggioranza nel partito: via chi la pensa diversamente, dentro i fedelissimi (ancora da trovare, ma cosa ci vorrà mai).

E ora, i Bersani, le Bindi e compagnia cantante che faranno? Ancora dentro al partito plurale col silenziatore?