USA 2016: la strategia elettorale di Hillary Clinton

“Fare come Obama”, impresa quasi impossibile per lo staff che cura la campagna elettorale di Hillary Clinton, una delle donne più potenti degli Stati Uniti.

Come trasformare in un’umile madre americana che si interessa dei problemi della classe media una delle donne più potenti degli Stati Uniti (se non del mondo), con un cognome pesantissimo e dinastico, che con la sua fondazione ha agganci tra gli uomini più potenti dell’1% tanto odiato dalla classe media di cui sopra? Miracoli della comunicazione politica, dove ciò che conta non è il vero, ma solo il verosimile. Miracolo ancora da compiere sia chiaro, perché se anche non sarà mai vero che Hillary Clinton è in grado di entrare davvero in sintonia con le difficoltà di un Joe Smith qualunque, al momento sembra impresa disperata anche rendere la cosa verosimile.

Eppure è questo il tono che la campagna elettorale si è data fin dal video con cui Hillary Clinton ha annunciato la sua candidatura, al grido di “sarò il campione dell’americano medio”. Campione a cui, per il momento, manca pure un rivale da battere, visto che tra i democratici ancora non si registrano altri candidati alle presidenziali USA 2016. Ma questo, in fondo, è l’ultimo dei problemi. L’ultimo di una serie di ostacoli che la Clinton dovrà superare per provare a “fare come Obama”, che, in fondo, sembra essere proprio il suo obiettivo.

I democratici, per vincere, devono sempre puntare su un’affluenza alta. Che significa riuscire a portare al voto giovani, donne e minoranze di vario tipo. Laddove i repubblicani possono contare sul loro classico elettorato bianco e abbastanza anziano. Ora, mobilitare le fasce che più facilmente propendono per i democratici è stata la chiave del successo di Obama, che incarnava in se stesso la sua parola d’ordine “change”, ciò che tutti volevano dopo anni di W.

Ma come può Hillary Clinton incarnare una visione politica – quella mostrata nel video – che porti al voto i “millenials” e gli altri? Innanzitutto, ci sarà molto meno cambiamento di quello promosso da Obama, un po’ perché, dopo otto anni, il voto per i democratici non è solo determinato dal candidato, ma anche dall’apprezzamento delle politiche di Obama (non amatissimo, ma la cui ripresa economica continuerà a consolidarsi). Secondo, perché la carica innovativa dovuta al fatto che Hillary Clinton potrebbe essere la prima donna presidente è in buona parte cancellata da quel cognome così importante, dal fatto che sia una politica di professione da più di vent’anni, dal fatto che nel momento del giuramento avrebbe 69 anni, cosa che non fa impazzire quei giovani a chi chiederà il voto.

Missione molto difficile, insomma, quella di rendere innovativa l’ex first lady e di rendere umile e vicina alla classe media una donna che da del tu ai principali “lupi” di Wall Street, chiedendo loro anche di contribuire alla sua campagna elettorale, visto che gli oltre due miliardi di dollari che conta di raccogliere difficilmente arriveranno sotto forma di micropagamenti da cinque dollari l’uno.

Il suo staff ci proverà, ci sta già provando in Iowa e dintorni, in cui Hillary si sta esercitando a raggiungere la stessa credibilità del marito quando pronunciò il celebre “i feel your pain” con occhio lacrimevole. Visite casa per casa per parlare con le famiglie (un po’ come Claire Underwood in House of Cards), eventi di piccolo cabotaggio per evitare l’effetto “show” e insomma tutto un po’ in piccola misura. Tutto ok, quindi? Manco per niente, perché, come scrive Holly Bailey su Yahoo Politics:

(Come) può la più grande rockstar del partito farsi improvvisamente piccola? Hillary Clinton non è la tipica candidata, in nessun modo. Viaggia con uno staff enorme ovunque vada, uno staff che include anche la vigilanza del servizio segreto e una massiccia presenza della stampa che la segue ovunque. E ci sarà anche la questione dei suoi rivali repubblicani, che sicuramente la seguiranno riprendendo ogni sua mossa nella speranza di trovare qualche gaffe o incidente di percorso che possa essere usato contro di lei. Non è ancora chiaro in che modo il team della Clinton pensi di poter bilanciare questo “circo” che la segue ovunque vada con un’immagine più intima della candidata: è qualcosa che in effetti, 8 anni fa, non si era assolutamente riusciti a fare.

La comunicazione politica può fare miracoli, lo staff della Clinton è sicuramente all’altezza, riuscire a rendere la potentissima predestinata di uno dei clan più importanti degli Stati Uniti una candidata qualunque sarà sicuramente la sfida più impegnativa della campagna elettorale che sta per iniziare.