Affari italiani – Pro 12 ed Eccellenza, quella ricetta indigesta

Quella tra Pro 12 ed Eccellenza è una convivenza difficile. Gestire il professionismo celtico con le esigenze del campionato italiano, unire le giuste aspirazioni dei giocatori con le ovvie necessità dei club non è facile. Qui, in passato, avevo parlato di una collaborazione basata su prestiti o, almeno, su un interscambio più razionale. E, oggi,

Quella tra Pro 12 ed Eccellenza è una convivenza difficile. Gestire il professionismo celtico con le esigenze del campionato italiano, unire le giuste aspirazioni dei giocatori con le ovvie necessità dei club non è facile. Qui, in passato, avevo parlato di una collaborazione basata su prestiti o, almeno, su un interscambio più razionale. E, oggi, sulle pagine de Il Gazzettino, è il consigliere federale Andrea Rinaldo a rilanciare.

Intervistato da Ivan Malfatto, infatti, l’ex presidente del Petrarca Padova racconta come sia una sua battaglia quella di garantire maggiore interscambiabilità tra campionato celtico e campionato italiano. Ma come, la sua proposta, non sia mai arrivata in Consiglio Federale. Ecco cosa dice Andrea Rinaldo.
“Il campionato italiano può e deve diventare sempre più di interesse tecnico per le squadre e di attrazione per il pubblico, con la finalità di preparare al professionismo delle franchigie i migliori giocatori. Un modello possibile a cui ispirarsi è il campionato universitario americano Ncaa di basket, serbatoio privilegiato dell’Nba. La finale dell’Ncaa in America è un eventi seguito da pubblico, tv, sponsor. La sua tradizione è straordinaria. L’Eccellenza nel suo piccolo può fare altrettanto. L’interesse generato dallo spettacolo della finale di Rovigo lo dimostra”.
Ma, come fa notare Malfatto, paragonare l’NCAA americana con la nostra Eccellenza è, quantomeno, azzardato. “Ci si può approssimare per gradi ad essa. Una mediazione possibile riguarda i rapporti club-franchigie sui giocatori. La figura del permit player necessita di una rapida definizione, anche in relazione ai contributi Fir. Pensando alla promozione dei campionati italiani e dei vivai (le due cose sono correlate) sarebbe interessante usare in Eccellenza per lunghi o brevi periodi gli atleti che non giocano regolarmente nelle franchigie di Prol2. Sono circa una ventina in tutto”.
Una proposta che la Fir non sembra recepire. “Ho sollevato il tema e mi è stato risposto, giustamente, che ci sono problemi tecnici (di tesseramento e allenamento) più problemi di regolarità del campionato (alterandosi con i rinforzi temporanei il valore relativo delle squadre). Capisco. Ma allo stesso tempo credo si possano trovare adatti artifici regolamentari, se ci si metterà d’accordo per una scelta politica e sportiva di questo tipo. Uno è il doppio tesseramento del giocato a franchigia e club, definendo le regole dei passaggi temporanei e agendo sulle indennità di formazione. Quanto alle questioni di regolarità sportiva, da vecchio giocatore so che ci sono dei problemi, ma non insolubili se c’è una volontà comune”.
Crescita sportiva, ma non solo, nel “programma” di Rinaldo. “Certo, ancora più decisiva in una realtà semiprofessionistica come quella dei nostri club. Perché non vincoliamo i migliori under 20 che usciranno dal Mondiale in corso nel Veneto a disputare l’Eccellenza per tre anni in questo modo? Parallelamente alla loro formazione rugbistica potrebbero curare quella culturale, avviando o completando una laurea triennale. Se si laureano i canottieri protagonisti ai Campionati del mondo, anche con me, nessuno mi potrà convincere che non si possa fare altrettanto con i rugbisti. Le piazze sede dei club, schierando i miglior under 20 e i giocatori poco utilizzati in Prol2, innalzerebbero il livello tecnico delle squadre, calmiererebbero le spese, cementerebbero l’identità locale dando uno sbocco al loro vivaio, assolverebbero la funzione formativa chiesta dalla Fir e, ne sono certo, saprebbero attirare il pubblico verso il campionato”.