Cos’è il genocidio degli armeni: la storia e le cause

Un secolo fa iniziava la persecuzione della popolazione armena. Ma la Turchia non accetta si parli di genocidio

di guido

Il Papa ieri lo ha definito “il primo genocidio del XX secolo”, e ha così causato la furibonda reazione della Turchia. Stiamo parlando del massacro degli armeni a opera del governo turco esattamente un secolo fa, un tema spesso espunto dai libri di storia e ancora oggi, nonostante la distanza di tempo, controverso perché il governo turco nega si sia trattato di “genocidio” e punisce chi lo definisce tale.

I prodromi del massacro degli armeni

Per capire bene il senso e le motivazioni di quanto accaduto un secolo fa, bisogna fare un salto ancora più indietro nella storia, e ricordare che la comunità armena è stata la prima nella storia a dichiarare il Cristianesimo religione ufficiale del proprio Paese, nell’anno 301. La religione cristiana è sempre stata molto sentita e molto forte nella comunità armena nel corso dei secoli, e sotto le diverse dominazioni. Arriviamo così alla fine del 1800, quando l’impero ottomano – guidato dal sanguinario Abdul Hamid II – ormai in decadenza si preoccupa delle varie spinte autonomiste che provengono dalle minoranze etniche. Tra queste, la comunità cristiana armena, che aspira all’indipendenza e in questo è appoggiata dalla Russia, che ha anche lo scopo di indebolire l’impero ottomano. Il sultano sobilla così la popolazione curda contro gli armeni e a partire dal 1894 inizia una persecuzione che in due anni fa 50.000 vittime.

Il “cosiddetto” genocidio

Questi i precedenti con cui si arriva al 1915. Siamo in piena Grande Guerra e al governo dell’impero troviamo i “Giovani Turchi”, un movimento che mirava a sostituire all’impero ottomano una monarchia costituzionale, ma animato comunque da un forte nazionalismo. In Turchia, a causa della guerra, non ci sono più gli ispettori europei, e il governo crea un’Organizzazione Speciale mirata al “controllo” delle minoranze, su tutte quella armena. Si comincia, la notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, all’arresto di tutti gli intellettuali, poeti e studiosi armeni a Costantinopoli.

È solo il primo passo: a maggio i Giovani Turchi, con l’intento di creare uno stato “solo turco”, approvano una legge speciale che autorizzava le deportazioni “per motivi di sicurezza interna” di “gruppi sospetti”. Gli armeni di Anatolia e di Cilicia vennero quindi deportati verso i deserti della Mesopotamia. Le “marce della morte”, tra stenti e violenze, culminavano immancabilmente con la morte per sfinimento dei deportati. Si dice che Hitler, nel momento di elaborare la “soluzione finale” contro la popolazione ebrea, prese come modello il genocidio armeno. E d’altronde alle marce della morte parteciparono soldati tedeschi, alleati dell’impero ottomano.

Nonostante questi episodi siano storicamente accertati, e riportati da numerose testimonianze, il governo turco ha sempre negato che si sia trattato di un genocidio, e infatti nella lingua turca si parla di “deportazione” o di sözde ovvero “cosiddetto”. Nel 1918, al termine della guerra, venne deciso di creare uno stato armeno, ma nel 1923 il trattato di Losanna destinò agli armeni solo un territorio all’interno dell’Unione Sovietica, mentre gli antichi territori armeni restano in Turchia.

Il bilancio

Non c’è accordo neanche sul bilancio del massacro. Gli armeni sostengono che le deportazioni, assieme alle altre repressioni, abbiano causato un numero di vittime compreso tra 1.200.000 e 1.500.000, quanto basta per parlare, appunto, di genocidio. I turchi, pur riconoscendo che sono stati compiuti dei massacri, ammette “solo” 250.000-500.000 vittime.
La legge turca prevede il carcere per chi parla di “genocidio armeno”, e lo scrittore Orhan Pamuk ha rischiato di essere arrestato per delle dichiarazioni in merito.

La comunità internazionale ha generalmente invece sposato la tesi del genocidio: 20 Paesi, tra cui l’Italia con una risoluzione del 2000, riconoscono il genocidio. Negli Usa è in attesa di ratifica una risoluzione del Congresso che invita il presidente Obama a riconoscere il genocidio. In Francia chi nega il genocidio armeno rischia il carcere. Questo argomento è peraltro uno dei principali punti di tensione tra Turchia e Unione Europea, e nonostante la quasi totalità dei paesi europei riconoscano il genocidio, generalmente si cerca di non sollevare il tema, al contrario di quanto ha fatto ieri il Papa.

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