Grillo “derenzizza” il suo blog: bandito per sempre il nome del premier

Il leader del Movimento 5 Stelle applica al premier la “damnatio memoriae in vita”. Ma riuscirà a mantenere la promessa?

Non lo chiamerà più “l’ebetino di Firenze” e nemmeno “Renzi ‘a Menzogna”, non lo metterà più nella cabina di pilotaggio di un airbus destinato a schiantarsi, non gli aggiungerà nemmeno il suffisso –e facendolo diventare Renzie, lo renderà invisibile, gli riserverà l’antica punizione della damnatio memoriae, come si faceva nell’antica Roma con i nemici di Roma e del Senato. È la promessa di Beppe Grillo che questa mattina ha annunciato di voler fare le “pulizie di primavera” nel suo visitatissimo blog. E così, in questi giorni in cui si sbattono i tappeti e gli abiti pesanti vengono portati in tintoria, il leader pentastellato annuncia che è arrivato “il momento ideale per derenzizzare il blog”, lo spazio web nel quale Matteo Renzi è stato, da un anno e mezzo a questa parte, il nemico numero uno da attaccare, sbeffeggiare, insultare secondo i codici e il galateo in uso presso l’attuale classe politica.

Il diktat di Beppe Grillo non riguarda soltanto i contenuti dei post firmati da lui o dal Movimento 5 Stelle, ma si estende anche ai commenti con un memento poliziesco per tutti coloro che commenteranno i futuri post: “evitate di inserire il suo nome nel testo se volete vedere pubblicato il vostro commento”.

Insomma per Grillo Renzi “vive solo di visibilità” e, quindi, almeno con il suo blog non darà più alcun contributo a diffonderne il nome. Via. Cancellato. Eliminato. Eclissato. Perché, secondo la narrazione di Grillo, senza il supporto ottenuto dai media l’attuale premier “starebbe al massimo a pescare carpe in Arno”.

Se Grillo sapesse (o potesse) fare un po’ di autocritica dovrebbe dire che la fortuna di Renzi è anche e soprattutto nella totale assenza di alternative, vista l’inconsistenza di Ncd, il crepuscolo di Forza Italia, il fascismo strisciante della Lega Nord e, naturalmente, le contraddizioni del Movimento 5 Stelle. Ma l’autocritica è una specialità poco frequentata dai politici, specialmente quando la propria comunicazione politica è, costituzionalmente, delegittimazione e “distruzione” dell’operato altrui.

Allo “spudorato che vive di promesse mai mantenute e che ogni volta che è beccato con le mani nella marmellata tace, fidando nella memoria corta degli italiani, o incolpa gli altri a seconda delle convenienze” occorre dunque riservare la damnatio memoriae, “la cancellazione della memoria di una persona e la distruzione di qualsiasi traccia possa tramandarla ai posteri”:

Stare dietro alle sue balle vuol dire fare il suo gioco. Va trasformato nell’uomo(?) invisibile. Nel signor nessuno che è.

Riuscirà in questa “impresa” il leader di un movimento che trova nell’antagonismo e non nella proposta la propria ragione d’essere?

Via | Beppe Grillo

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