Genocidio armeni, il premier turco a Papa Francesco: “Non permetteremo che la gente insulti la nostra nazione”

Bergoglio ha ricordato, a cent’anni di distanza, lo sterminio di un milione e mezzo di armeni. Continuano le polemiche politiche

15 aprile 2015 – Alle dure parole pronunciare ieri dal Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha fatto seguito una breve dichiarazione di Padre Federico Lombardi, portavoce della sala stampa vaticana, che ha tentato di sedare la polemica con una precisazione:

Il discorso è stato molto chiaro per chi lo voleva cogliere, molto ricco, anche con un riferimento positivo al desiderio di riconciliazione e dialogo tra popolo turco e popolo armeno. Papa Francesco ha fatto riferimento alla dichiarazione comune di Giovanni Paolo II e Karekin, cioè ha usato il termine genocidio mettendosi in continuità con un uso già compiuto di quella parola, ha sottolineato la contestualizzazione storica, ricordando che era uno di tante altre cose orribili successe nel secolo scorso e che stanno succedendo ancora.

Quasi contemporaneamente, però, dalla Turchia è arrivato un nuovo affondo, stavolta tramite il premier Ahmet Davutoglu che, parlando ad Ankara in occasione della presentazione dei candidati dell’Akp per le elezioni del giugno prossimo, ha fatto riferimento a un fronte del male che sta complottando contro Ankara:

Un fronte del male s’è formato contro di noi, ora pure il Papa vi ha aderito.

Il premier ha proseguito rivolgendosi direttamente al Santo Padre, tirando in ballo l’Inquisizione spagnola:

Mi rivolgo al Papa. Quelli che sono fuggiti dall’inquisizione cattolica in Spagna hanno trovato la pace a Istanbul e Izmir. Siamo pronti a discutere le questioni storiche, ma non permetteremo che la gente insulti la nostra nazione facendo ricorso alla storia.

Genocidio armeni, Erdogan a Papa Francesco: “Lo avverto di non ripetere questo errore”

18.30 – Sono state molto dure le parole pronunciate oggi dal Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, dopo l’intervento di Papa Francesco sul genocidio armeno del 1915-16.

Come riporta Hurriyet online, il Presidente ha dichiarato: “Avverto il Papa di non ripetere questo errore, e lo condanno […] Quando dirigenti politici, religiosi, assumono il compito degli storici, ne deriva delirio, non fatti“. Erdogan, poi, ha anche rincarato la dose, affermando che le parole di Bergolio “mostrano una mentalità diversa da quella di un leader religioso“.

Sulla stessa lunghezza d’onda del governo di Ankara anche il Gran Mufti Mehmet Gormez. La principale autorità religiosa islamica turca ha definito le parole del Papa “senza fondamento” e ispirate da “lobby politiche e ditte di relazioni pubbliche“.

14 aprile – Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, considera il massacro degli armeni compiuto dall’impero ottomano 100 anni fa un “crimine atroce” ma non supporta la definizione di “genocidio” data da Papa Francesco. Ban fa sapere che prende atto delle parole del Papa ma non intende istituire una commissione sulla questione: “E’ importante che prosegua il dibattito tra comunità per stabilire la verità”. Ankara afferma che non si può parlare di genocidio in assenza di sentenze da parte di tribunali internazionali.

13 aprile 2015 – Non si placano le polemiche dopo il ricordo del genocidio degli armeni da parte di Papa Francesco. Nella giornata di oggi l’ambasciata di Turchia presso la Santa Sede ha definito le parole di Bergoglio “inaccettabili“, un aggettivo ripetuto da diversi leader turchi.

Il ministro turco per gli affari europei Volkan Bozkir ha detto che Papa Francesco ha parlato cosi “perché viene dall’Argentina, un paese che ha accolto i nazisti, dove la diaspora armena è dominante nel mondo della stampa e degli affari“.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro italiano degli esteri Paolo Gentiloni: “La durezza dei toni turchi non mi pare giustificata, anche tenendo conto del fatto che 15 anni fa Giovanni Paolo II si era espresso in modo analogo. L’Italia ha più volte espresso solidarietà e vicinanza al popolo e governo armeno per le vittime e le sofferenze inflitte 100 anni fa. Sul riconoscimento giuridico« del genocidio abbiamo sempre invitato i due paesi amici Armenia e Turchia a dialogare per evitare che questa situazione ostacoli un rasserenamento delle relazioni”.

(A.G.)

Papa Francesco: tensioni con la Turchia dopo il ricordo del genocidio degli armeni

ore 19.13 – La Turchia ha richiamato il proprio ambasciatore presso la Santa Sede per protestare contro le parole pronunciate quest’oggi da Papa Francesco sul genocidio degli armeni, che Ankara continua a non riconoscere a cent’anni dai fatti. Precedentemente, convocando il nunzio del Vaticano ad Ankara, Lucibello, il ministero degli esteri turco si era detto “profondamente dispiaciuto e irritato” dalle parole del Pontefice che ha definito gli eventi tra il 1915 e il 1917 dell’ impero ottomano come il “primo genocidio del XX secolo”.

Secondo il ministro degli Esteri, Mevlut Cavuysoglu, “le dichiarazioni del Pontefice, che non sono fondate su dati storici e legali, sono inaccettabili”.

Genocidio degli armeni: che cosa ha detto Papa Francesco

ore 13.29 – Sono passati cent’anni dal genocidio degli armeni e Papa Francesco ha dedicato la messa di quest’oggi, domenica 12 aprile, al ricordo del milione e mezzo di vittime di quello che viene considerato come il primo genocidio moderno. Ma la Storia è ciclica e gli uomini continuano a reiterare gli stessi crimini contro i loro simili.

Il ricordo di Papa Bergoglio, al cospetto del presidente dell’Armenia Serž Sargsyan, di Karekin II, Patriarca e Catholicos di Tutti gli armeni, di Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia, di Nerses Bedros XIX, Patriarca di Cilicia degli armeni cattolici, diventa l’occasione per chiedere a “tutti coloro che sono posti a capo delle nazioni e delle Organizzazioni internazionali” di opporsi ai crimini contro l’umanità che persistono nella società contemporanea:

Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi –, oppure costretti ad abbandonare la loro terra.

Bergoglio sottolinea come anche oggi si stia vivendo

una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino.

Prima dei genocidi nazisti e stalinisti, prima degli stermini di massa in Cambogia, in Ruanda, in Burundi e in Bosnia, tra il 23 e il 24 aprile iniziarono gli arresti delle famiglie armene di Costantinopoli: Mille intellettuali armeni (giornalisti, scrittori, poeti e delegati del Parlamento) furono condotti nell’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada. A ispirare gli arresti e le deportazioni furono i “Giovani Turchi”. Insieme agli armeni furono uccisi anche i siri cattolici e ortodossi, gli assiri, i caldei e i greci, ecco perché a cent’anni da genocidio Papa Francesco ha sentito l’esigenza di ricordare. I cristiani continuano a morire e a essere perseguitati anche oggi. Le “tragedie inaudite” proseguono e ricordare

è necessario, anzi, doveroso, perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla! Fare memoria di quanto accaduto – vi si legge – è doveroso non solo per il popolo armeno e per la Chiesa universale, ma per l’intera famiglia umana, perché il monito che viene da questa tragedia ci liberi dal ricadere in simili orrori, che offendono Dio e la dignità umana. Anche oggi, infatti, questi conflitti talvolta degenerano in violenze ingiustificabili, fomentate strumentalizzando le diversità etniche e religiose.

E un modo per ricordare è chiamare le cose con il proprio nome. In cent’anni la Turchia si è sempre rifiutata di utilizzare il termine “genocidio” e ha sempre protestato formalmente con chi ne ha fatto uso.

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Via | Vatican Insider

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