Riforma Gelmini: rinviata di un anno per le superiori. La sinistra, presa in giro, esulta

L’incontro di ieri col governo ha partorito il proverbiale topolino, ma tanto basta perché i sindacati esultino, spalleggiati dalla sinistra veltroniana e non. Avrete tutti letto i titoloni dei giornali: rinviata la riforma delle superiori! Abolito il maestro unico! Maestro unico solo su richiesta! Basta leggere la Repubblica di oggi, cui appartiene l’ultimo titolo citato,

di luca17,

L’incontro di ieri col governo ha partorito il proverbiale topolino, ma tanto basta perché i sindacati esultino, spalleggiati dalla sinistra veltroniana e non. Avrete tutti letto i titoloni dei giornali: rinviata la riforma delle superiori! Abolito il maestro unico! Maestro unico solo su richiesta! Basta leggere la Repubblica di oggi, cui appartiene l’ultimo titolo citato, per sfogliare un trionfante campionario di ritagli e frattaglie che portano all’inesorabile conclusione: “Le importanti novità rappresentano un’autentica marcia indietro dell’esecutivo”.

Ah, beato wishful thinking, che tante vittime mieti, consapevoli e non. La realtà, che forse per convenienza nemmeno i giornali di destra hanno sottolineato, è che non è cambiato nulla di nulla. È stato semplicemente mascherato da accordo il frutto della concertazione su aspetti assolutamente secondari, mentre la verità, cioè che le novità sono pressoché ininfluenti, non la sottolinea nessuno. Non la sinistra, che preferisce dimostrare alla piazza di aver ottenuto qualcosa con le sue proteste. Non la destra, che presumibilmente preferisce lasciar credere all’opposizione di aver dialogato.

Vediamoli allora questi successi conseguiti dall’Onda Studentesca o chi per essa, che Veltroni ha definito: “Una completa marcia indietro del governo.” – soggiungendo – “Ora tutte le prediche che ci avevano fatto, le lezioncine rivolte a noi e a quanti osavano criticare, che fine hanno fatto?”. E poi ancora, dalle parole del responsabile scuola PD, Maria Coscia: «L’inversione del governo sul maestro unico è un risultato importante che conferma la fondatezza delle nostre critiche».

La riforma delle superiori è stata spostata di un anno. Non cambierà una virgola, in effetti, ma sarà dato maggiore tempo agli istituti per adeguarsi ai cambiamenti che entreranno in vigore nell’anno scolastico 2010/2011. Se vogliamo definirlo un successo, facciamolo pure. Di fatto sempre Repubblica dopo aver esultato per la marcia indietro del governo, nel caposaldo successivo definisce questa la novità più importante, quindi ne deduciamo che gli altri “cedimenti” siano di minore portata.

E quali sarebbero questi cedimenti? Il fatto che il maestro da unico diventa prevalente (ma lo era già e noi lo diciamo da mesi, NdR) e che ora le famiglie potranno decidere se optare per lo stesso maestro unico o meno. Ecco, questa sì che pare una novità… ma come dovrebbe avvenire la scelta? Una bella carrellata dei principali quotidiani ci fornisce una sola risposta: nessuno lo sa, oppure lo sanno ma preferiscono spiegarlo in maniera complessa e arzigogolata, anche qui per mascherare la realtà delle cose.

Cose che stanno così: l’orario della scuola primaria è articolato tra le 24 e le 30 ore settimanali. Le famiglie potranno scegliere l’opzione che preferiscono, tenendo conto che solo le 24 ore avranno il vero maestro unico, che in questo caso insegnerà anche l’inglese. Negli altri due casi (27 e 30 ore) il maestro diverrà prevalente e sarà affiancato da quelli di lingua e di religione. Da notare che il tempo pieno di 40 ore rimarrà assolutamente invariato, tanto per smentire uno degli innumerevoli luoghi comuni sventolati come spauracchio dalla contestazione studentesca e non.

In pratica una colossale presa in giro, ma questo non scuote Veltroni, la cui convinzione chiude l’analisi di Repubblica: “Vedo – ha detto il segretario del Pd – che il governo sulla scuola fa una completa marcia indietro. Ora tutte le prediche che ci avevano fatto, le lezioncine rivolte a noi e a quanti osavano criticare che fine hanno fatto? Vuol dire che avevamo ragione noi, avevano ragione i sindacati dei docenti, gli studenti, i genitori, quel grande movimento che aveva bocciato la finta riforma”.

Eh sì, avevate proprio ragione.

Foto: La Stampa