Egitto, confermata condanna a morte del leader dei Fratelli Musulmani

Mohamed Badie, leader della fratellanza egiziana, ed altri 14 dirigenti del partito subiranno la pena capitale. Lo ha deciso il Gran Muftì del Cairo

Un Tribunale del Cairo ha confermato la condanna a morte di 14 dirigenti dei Fratelli Musulmani dell’ex presidente Mohammed Morsi, fra cui la Guida suprema Mohamed Badie in un processo per l’organizzazione di disordini avvenuti nel 2013: Badie era stato catturato due anni fa per incitazione alla violenza contro le forze di sicurezza e le istituzioni dello Stato.

Badie è coinvolto in numerosi altri processi e in passato era già stato condannato a morte in altri due casi, ma in un caso la pena è stata commutata in ergastolo e in un’altro è stato disapprovato dalla massima autorità religiosa del paese, il cui parere non è però vincolante.

A dare la notizia è stata la televisione di Stato egiziana che ha spiegato come la decisione del tribunale abbia seguito quella del Gran Muftì del Cairo: la pena dell’ergastolo è stata invece inflitta a Mohamed Soltan, cittadino egiziano-statunitense. L’uomo, figlio del religioso Salah Soltan, tra i massimi esponenti della Fratellanza condannati alla pena capitale, era accusato di aver sostenuto il gruppo fuori legge e di aver trasmesso notizie false. Contro la sentenza potrà essere presentato appello alla massima corte civile egiziana, la Cassazione.

Gli scontri del 2013 seguirono la deposizione dell’allora presidente (eletto) Mohamed Morsi, in seguito alla quale i Fratelli Musulmani avevano organizzato delle grandi proteste in diverse città egiziane, soprattutto al Cairo, la capitale. Le proteste erano state represse con molta violenza dalle forze di sicurezza e decine di persone erano state uccise. Nel mese di dicembre 2013 il nuovo governo guidato dal Presidente al-Sisi aveva decretato la fratellanza un gruppo terroristico. Anche l’ex presidente Morsi è coinvolto in diversi processi, con accuse che prevedono la pena di morte.

A marzo 2015 inoltre è stata eseguita la prima condanna capitale contro un esponente della Fratellanza, Mahmoud Hassan Ramadan, che è stato impiccato con l’accusa di avere ucciso un bambino durante le proteste del 2013.