Angelino Alfano e la sparatoria al Palazzo di Giustizia: un tweet garantista

Il caso Bossetti ha insegnato al ministro dell’Interno la cautela sulle notizie date su Twitter: primo tweet garantista per il ministro Alfano

Si è conclusa con l’arresto del presunto omicida la mattinata di fuoco al Palazzo di Giustizia di Milano: la notizia è stata confermata dal ministro Angelino Alfano su Twitter con un messaggio distaccato e garantista.

Non è la prima volta che Angelino Alfano annuncia (su Twitter o in conferenza stampa) la cattura di un “presunto” omicida o criminale, ma è la prima volta che (finalmente) il ministro si mostra costituzionalmente garantista (la presunzione d’innocenza è uno dei pilastri del diritto italiano). Addirittura il ministro evita di fare il nome del presunto omicida, nome che tuttavia è già su tutti i giornali sin dalle prime agenzie pubblicate.

I precedenti imbarazzanti di Angelino Alfano

I trascorsi su Twitter di Angelino Alfano sono piuttosto burrascosi ma, in generale, è la comunicazione istituzionale del ministro ad essere discutibile: tutti ricordano infatti le indiscrezioni provenienti dal ministro quando fu arrestato il presunto omicida di Yara Gambirasio, Massimo Bossetti.

Allora il ministro convocò al Viminale una conferenza stampa per dare la notizia dell’arresto dell’uomo, condendo il tutto con qualche notizia riservata decisamente imbarazzante per gli inquirenti, che bacchettarono il ministro:

“Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo. Questo anche a tutela dell’indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza.”

dichiarò il procuratore capo di Bergamo Francesco Dettori. Prima ancora, era il gennaio 2014, Alfano aveva snocciolato alcuni particolari di un’indagine in corso su una rapina ad una gioielleria del centro di Milano, particolari che gli inquirenti erano incredibilmente riusciti a tenere lontano dalle “grinfie” dei giornalisti.

I magistrati e gli investigatori non avevano fatto però i conti con il ministro che, in visita proprio a Milano, convocava i giornalisti nella stessa gioielleria rapinata, in via della Spiga, e annunciava:

“Chiunque compia rapine o furti deve sapere che lo Stato è più forte! […] Sarebbero gli stessi che hanno colpito la gioielleria Vertigo a Firenze a luglio. Voglio ringraziare le forze dell’ordine e la magistratura per questo importante risultato. La sicurezza in questa città sarà assicurata.”

Qualche settimana dopo questo scivolone, nel mese di marzo il ministro dell’Interno incappò in una seconda gaffe imbarazzante: in questo caso Alfano mostrò di essere piuttosto maleinformato quando parlò dell’omicidio di tre bimbe piccole per mano della madre a Lecco.

La donna si trovava, quella mattina, letteralmente piantonata in ospedale: era stata la magistratura a imbeccare ai giornalisti la sua presunta colpevolezza (lo riporta anche Crimeblog nella sua cronaca) ma per Alfano le cose non stavano così:

“Noi non daremo scampo a chi ha compiuto questo gesto efferato. Inseguiremo l’assassino sinché non l’avremo preso e poi lo faremo stare in carcere sino alla fine dei suoi giorni.”

Dopo circa 20 minuti alcuni telegiornali resero nota la notizia del fermo della madre dei piccoli; poche ore ed è già il tempo degli approfondimenti e dei retroscena, oltre che del laconico tweet di Alfano:

“Enorme tristezza”.