Matteo Salvini sospeso da Facebook, il social network si scusa

Facebook però sottolinea che uno dei contenuti è stato correttamente rimosso perché incitava all’odio.

Venerdì 10 aprile 2015 – Un portavoce di Facebook ha riferito all’Ansa che nella sospensione dell’account di Matteo Salvini c’è stato un errore:

“Dopo aver esaminato la pagina di Matteo Salvini ci siamo resi conto che, mentre uno dei contenuti è stato rimosso correttamente poiché in violazione delle nostre policy riguardanti l’incitamento all’odio, abbiamo anche rimosso erroneamente un altro contenuto. Dal momento che il nostro team gestisce più di un milione di segnalazioni ogni settimana, occasionalmente facciamo un errore. Ci scusiamo per il disagio causato dalla rimozione di questo contenuto”

Matteo Salvini sospeso da Facebook

Giovedì 9 aprile 2015

In questo periodo Salvini è tornato all’attacco contro i rom, chiamandoli zingari, dicendo di voler radere al suolo tutti i campi e rilanciano la notizia dei bambini che si vantano di “rubare mille euro al mese”. D’altra parte in piena campagna elettorale non c’è niente di più facile che stuzzicare la pancia più pancia del paese, quella che appunto ce l’ha sempre e comunque con gli zingari.

Due ZINGARE minorenni: "Rubare è una cosa bella, lo faremo per tutta la vita, non ci fanno niente, freghiamo 1.000 euro al giorno".SGOMBERARE tutti i CAMPI ROM, con la Lega si può!

Posted by Matteo Salvini on Mercoledì 8 aprile 2015

La parola, però, non è il massimo del politically correct, è ormai sempre sostituita dal più corretto rom e si sa che le norme dei social network su queste cose sono abbastanza severe (anche se poi nel mare magnum passa di tutto). E così, Salvini si è trovato sottoposto a un provvedimento da parte di Mark Zuckerberg. L’ha detto lui stesso: “Facebook mi ha sospeso per 24 ore perché ho usato la parola zingari che usava mia nonna”.

Ovviamente Salvini ribalta sempre tutte le critiche che gli piovono addosso, così approfitta dell’occasione per rivendicare quanto detto sui campi rom: “Se andiamo al governo, mando il preavviso di sfratto e poi rado al suolo tutto”. Anche le critiche arrivate dalla Chiesa non lo colpiscono, come mai nulla sembra smuoverlo: “Sentire certe parole in bocca a un vescovo mi fa tristezza. Se avessi peccato, compito di un vescovo sarebbe di riportarmi sulla retta via, non di insultarmi. Ma io parlo con i parroci di provincia, non con i vescovoni che vivono in 300 metri quadrati, magari anche con i camerieri”.