Def, la “fregatura” di Renzi. La politica fra atti e annunci

Il primo ministro Matteo Renzi cerca di “vendere” bene agli italiani il suo Def senza tagli: “Non ci sono tagli o aumenti di tasse. Da quando siamo al governo abbiamo ridotto le tasse”.

Oltre al pronto “Vaffa” di Matteo Salvini al premier accusato dal leader del Carroccio di essere un “bugiardo al servizio di Bruxelles”, tutto tace. Anche la voce degli italiani, oramai senza più parole, a bocca asciutta, con le tasche vuote, delusi, smarriti dalle promesse del “premier-segretario”, dalla ripresa agganciata agli zero virgola, dalle mazzate delle tasse che piovono da ogni dove in un infinito gioco delle tre carte a danno di famiglie, imprese, lavoratori, pensionati, giovani.

La realtà non è quella descritta da Renzi e dai suoi ministri. E l’aumento delle tasse sui conti correnti? E sui fondi pensione? E il raddoppio dell’Iva sul pellet da riscaldamento? E l’IMU sui terreni agricoli? E le tasse sulla casa, dal 2011 addirittura triplicate? E i dati Istat 2014 con la pressione fiscale record al 43.5%, di fatto oltre il 50%?

Qui siamo. Alla politica del bluff, ai politici dell’annuncio cinguettato, con “nani e ballerini” intorno, solo yes man. E’ questo il leaderismo della nuova repubblica, dei partiti liquidi, dei parlamentari nominati?

Scrive Marcello Veneziani su Affaritaliani: “ La politica in Italia è ridotta a quattro animatori e una mummia. Al posto dei leader e dei partiti ci sono infatti gli animatori. Renzi è il più brillante, Berlusconi il più vetusto, Grillo il più professionale, Salvini il più ruspante”. Veneziani prosegue: “La politica in Italia non c’è più da un pezzo. Al suo posto ci sono i Quattro Animatori, più una selva di caratteristi e collaterali, attori minori, subordinati o insubordinati ai predetti istrioni, più ricco contorno di mariuoli e faccendieri. Naturalmente gli animatori non sono tutti uguali e ognuno ha il suo animatore preferito, ma se non il rango, il genere è lo stesso. Ci piacerebbe che alle loro spalle ci fosse una storia e una nazione, e non solo un gigantesco Ego da palcoscenico. E che davanti a loro ci fosse un disegno condiviso e non una telecamera o un display. Ci piacerebbe che ci fosse una visione, un’idea se non addirittura un ideale, un passato e un futuro, una comunità e perfino una cultura. Ma non c’è, la loro leadership sorge anzi dalla dissoluzione delle culture politiche e civili”.

Già. Fra i quattro animatori, due meritano la prima fila, Berlusconi e Renzi.Dice Potito Salatto vice presidente del Ppi dell’ex ministro Mario Mauro: “ Il dramma che da tempo vive Forza Italia e che oggi si acuisce con continui abbandoni e quotidiane fratture ha, suo malgrado, un solo responsabile: Silvio Berlusconi. Il fatto che nel 1994 abbia dato vita a un partito leaderistico, scegliendo una classe dirigente prona al supremo, lo ha portato inevitabilmente a essere circondato da “yes man” pronti a lasciare il capo quando non li coccola più, non fa loro intravedere futuri radiosi come nel passato. E’ la regola che vige nelle vicende di tutte le figure carismatiche amanti e depositarie di un potere assoluto dentro e fuori il recinto che ne limita il consenso. Toccherà prima o poi anche a Renzi, altro campione del leaderismo assoluto, che tira dritto per la sua strada, asfaltando chiunque non la pensi come lui, non condivide le sue idee e il suo spavaldo agire”.

Insomma, sempre più i fili del potere sono tirati da cloni di una stessa visione populista incentrata sul culto della persona. Indietro non si torna. Ma nei primi 20 anni della Repubblica ci sono stati politici che hanno compiuto “atti”, non come oggi, solo “annunci”.

Renzi punta sugli annunci, i proclami solenni, le promesse, le rottamazioni, i sarcasmi contro gli uomini della “prima repubblica”. La politica si misura sugli atti, e fino ad oggi di atti se ne sono visti, ma solo quelli che impoveriscono il Paese, rendono più acute e insopportabili le distanze fra i vari ceti sociali.

Nel confronto con il primo, l’ultimo ventennio repubblicano esce sonoramente sconfitto, anche per l’opera sterile, prima di Berlusconi oggi di Renzi, passando per i vari Amato, D’Alema, Dini, Ciampi, Prodi, Monti, e tutti i loro compari della “compagnia cantante”.

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