Pd, Renzi si mangia i “sor tentenna” Bersani&C

Con un po’ di ritardo, per le minoranze interne del Partito Democratico si apre la settima di passione di fronte a Matteo Renzi che sull’Italicum non ha nessuna intenzione di cedere su niente.

Stavolta, il segretario-premier non usa “carota e bastone”, alza alta una sola bandiera: prendere o lasciare. Insomma, siamo alla resa dei conti. Se Bersani, D’Alema&C pensavano ancora di avere un pur minimo spazio di trattativa devono ricredersi: Renzi non si smuove e sulla nuova legge (truffa) elettorale non apre nessuna trattativa: quella è quella rimane.

Messe con le spalle al muro, le minoranze si trovano adesso di fronte al bivio: o chinare la testa subendo il diktat di Renzi o scendere in campo aperto in una battaglia dall’esito che per i più è scontato, a favore del “rottamatore”. Ma è davvero, questa, una battaglia persa in partenza? Forse no. Serve solo crederci e, soprattutto, indicare una prospettiva alla battaglia che può riservare molte sorprese.

Scrive il giornalista parlamentare Anselmo Del Duca: “ Nella commissione Affari Istituzionali della Camera ci sono 12 dei 23 commissari Pd (sul totale di 50 componenti) dissidenti dalla linea ufficiale del partito. E’ un fronte troppo ampio per poter essere superato con sostituzioni d’imperio, come avvenuto con Corradino Mineo in Senato. E poi si tratta di nomi pesanti, quali Bersani, Bindi, Cuperlo, D’Attorre, il gotha della dissidenza. Sostituirli equivarrebbe a una dichiarazione di guerra, ma ottenere il voto, anche solo in nome della disciplina di partito, sarà tutt’altro che facile”.

Allora? Renzi potrebbe far finta di niente e tirare le somme in Aula, terreno meno ostico, grazie ai voti di Area Popolare, dei cespugli vari, nonché di quelli degli Azzurri verdiniani. Se invece l’Italicum dovesse tornare al Senato, la crepa potrebbe diventare una voragine e Renzi si infilerebbe in un tunnel.

La questione, come si diceva una volta, è politica e riguarda il “manico” dei dissidenti e la loro prospettiva politica e personale: Bersani&C cosa vogliono fare da grandi? Renzi si sa cosa vuole e dove vuole andare: rivoltare il Pd come un calzino – vera e propria mutazione genetica – per fare il partito (trasversale) della Nazione, cioè il partito di Matteo. Fare, cioè, quel che non è riuscito a Berlusconi con il partito di Silvio.

Chiosa Del Duca: “Per le minoranze Pd rompere vuol dire fare un salto nel vuoto, senza un leader, senza un progetto, senza un contenitore già pronti. Restare, però, vuol dire accettare di essere stati sconfitti e marginalizzati. E sparire la prossima volta che verranno composte le liste del Pd, qualunque sia la data delle prossime elezioni”.

Già. D’Alema l’aveva capito, ma tardi. Bersani, sor tentenna, parla ancora della “ditta” non accorgendosi che lui e i suoi sono stati messi già fuori dalla sala del comando e presto – così facendo – saranno solo un ricordo. Politicamente parlando.

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