Centro-destra, se ci sei batti un colpo! Sarkozy italiano cercasi

Sull’Italicum, la nuova legge elettorale che il premier Renzi vuole fare approvare prima delle elezioni regionali del 31 maggio, si giocano i destini delle minoranze del Pd ma anche quelli del centrodestra.

Da una parte, come si sa, c’è Renzi che punta a costruire il Partito della Nazione, un partito “unico-personale” dentro il Pse e dall’altra c’è la costellazione del centrodestra, con Berlusconi intento a ricucirne i pezzi, ma con Fitto, Alfano, Mauro, Cesa, Passera, Tosi a tessere tele pensando più a se stessi che a un vero e proprio progetto politico alternativo a quello di Renzi.

L’esempio viene da Ncd e Udc (o da quel che ne rimane dopo gli infiniti andirivieni di dirigenti, deputati ecc.) impegnati a tempo pieno a fare da (inutile) stampella a Renzi e al suo governo a tempo perso a fondersi in quell’Area Popolare che nessuno sa cos’è, cosa vuole, dove vuole andare e con chi.

Il centro-destra è ai minimi termini sul piano politico e su quello elettorale, frantumato come non mai, in attesa di prendere la mazzata finale alle prossime regionali, pur di fronte a un Pd diviso, in una feroce lotta intestina nei vari territori.

A dire il vero, Alfano ha un sussulto … strategico, facendosi paladino di un Unp italiano, come suggerito dall’ex ministro Mario Mauro nel recente incontro con Joseph Daul presidente Ppe. Allo stato della fiera, gli spezzoni del centro-destro aono almeno tre: il primo, con il sempiterno Silvio Berlusconi; il secondo, con Alfano&Cesa rimasticando Ncd e Udc per lanciare Area Popolare; il terzo, quello che tiene debolmente attaccati lo stesso Mauro (Ppi), Passera, Fitto, Tosi ecc. Questi tre gruppi (con i relativi sotto gruppi e rigagnoli vari alquanto inquinati) sono divisi quasi su tutto, a cominciare dal giudizio su Renzi e sul suo governo.

Di fatto, ognuno di questi leader e leaderini del centro-destra e zone limitrofe non si fida dell’altro ed è questo il motivo principale che il tempo passa e la poca tela faticosamente costruita viene irrimediabilmente e continuamente lacerata. Manca il “manico” e quindi con tanti galletti a cantare non si fa mai giorno.

Dice il vicepresidente dei Popolari per l’Italia Potito Salatto: “Si tratta di passare dalle parole ai fatti chiarendo contenuti, prospettive, alleanze che possano essere il vero collante per una composita ma omogenea aggregazione e non una malcelata via di uscita da interne difficoltà partitiche. Per le recenti esperienze vissute temiamo che l’Ncd non abbia il concetto della pari dignità quale primaria condizione per forze che si coalizzano. Ma non è mai troppo tardi…”.

Ecco perché Matteo Renzi sta sereno. Dov’è il Sarkozy italiano? La sorpresa dalle elezioni regionali del 31 maggio?

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