Elezioni Uk 2015: L’Ukip di Farage lancia la sua campagna anti-immigrati

In vista delle elezioni, Farage lancia una campagna contro l’immigrazione. Ma dopo gli scandali che hanno travolto l’Ukip e una ritrovata fiducia nella Ue dei britannici, gli indipendentisti rischiano un risultato deludente

A poco più di un mese dalle elezioni del 7 maggio, Nigel Farage, leader dell’Ukip, ha lanciato la sua campagna elettorale anti-immigrati. Lo ha fatto da Dover, dove i “clandestini” arrivano numerosi, provenienti dalla Francia.

L’intento del partito indipendentista è quello di riaccendere lo spirito nazionalista del popolo britannico e di attaccare il bilancio migratorio del premier conservatore, David Cameron. Farage, alleato del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo, ha così presentato un nuovo manifesto nel quale vengono rappresentate tre scale mobili, incassate sulle bianche scogliere della cittadina sud-orientale del Regno Unito. A sovrastare le scale c’è un enorme scritta, che recita: “L’immigrazione è tre volte più alta di quanto promesso dai Tory. L’Ukip è l’unico partito su cui potete contare per ridurre l’immigrazione“.

Lo slogan si riferisce alla promessa del Primo Ministro di ridurre entro il 2010 “ad alcune decine di migliaia” il numero complessivo dei migranti. Ma se diamo un’occhiata alle cifre, ci accorgiamo che le cose non stanno proprio così. Tra il settembre 2013 e il settembre 2014 si è verificato un “saldo” migratorio di 298mila unità, il più alto dal 2005 (dati dell’Ufficio nazionale di Statistiche).

Farage, per parte sua, e non senza una certa demagogia, sostiene che il numero di ingressi va rivisto a ribasso. A tale proposito, da Dover, ha dichiarato: “Un livello netto di circa 30.000 migranti all’anno è quello che abbiamo avuto per 50 anni, fra il 1950 fino alla fine del secolo scorso. Era un livello che il Paese poteva sostenere, con il quale l’integrazione era possibile e che, soprattutto, non provocava la contrazione dei salari” (fonte Afp).

Tuttavia la propaganda contro gli immigrati questa volta non potrebbe rivelarsi sufficiente al leader dell’Ukip. Il grande consenso accumulato nelle scorse elezioni europee sembra essersi progressivamente sgretolato, tanto che gli indipendentisti oscillano tra il 15 e il 20% dei voti virtuali. Tale contrazione si è verificata per tre motivi.

Il primo è da ricondurre agli scandali che hanno investito l’Ukip. Come vi abbiamo già illustrato, due dei parlamentari del partito nazionalista sono stati sospesi, uno per accuse di molestie e l’altro per aver gonfiato spese ai danni dell’Unione Europea.

Poi c’è un altro fattore da tenere in considerazione. Da recenti sondaggi, risulta che il 57% degli inglesi è favorevole alla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea (rilevamento realizzato da British Attitudes Survey e diffuso dal Daily Mail). La maggioranza dei cittadini, in accordo come la linea politica di Cameron, chiede solo una riduzione dei poteri di Bruxelles e non più una uscita dalla Ue.

Infine, la Gran Bretagna ha registrato una ripresa economica nell’ultimo periodo, che ha permesso l’approvazione di una legge di budget “generosa” anche con i ceti più bassi della popolazione. Tale circostanza ha favorito un rialzo dei consensi dei conservatori a danno dei suoi competitori. Se tale tendenza andrà consolidandosi, Farage potrebbe dire addio anche all’ipotesi di un governo Tories-Ukip, di cui tanto si parla sulla stampa.

In ogni caso, è presto per pronunciarsi su scenari post-elettorali, visto che il dato più interessante nei sondaggi è per ora quello inerente al grande numero di indecisi: circa il 40% dell’elettorato.