Spending review: pubblicato il piano di Cottarelli

Finalmente pubblicati i dossier dei gruppi di lavoro e le proposte di tagli dell’ex commissario alla revisione della spesa

di guido

Che fine ha fatto il piano dell’ex commissario Carlo Cottarelli per la spending review? Ce lo chiedevamo alcuni mesi fa, quando lo stesso economista aveva annunciato l’intenzione di abbandonare anticipatamente il posto di commissario alla revisione della spesa (anche) a causa dei dissidi con il premier Renzi, mai troppo convinto della bontà delle soluzioni proposte dal membro dell’FMI, richiamato in Italia nel 2013 dal governo Letta per mettere mano ai tagli alla spesa pubblica.

Oggi la risposta arriva, finalmente Sul sito governativo dedicato alla Revisione della Spesa sono comparsi da ieri sera i rapporti dei gruppi di lavoro e soprattutto il pdf con le Proposte per una Revisione della Spesa Pubblica (2014-2016) presentato da Cottarelli a marzo 2014, al governo Renzi da poco insediato. Si può così finalmente verificare, in un documento di 72 pagine, la sintesi dei provvedimenti che l’ex commissario aveva raccolto per tagliare sensibilmente la spesa pubblica in un triennio.

Questi i numeri: con il piano Cottarelli si sarebbero potuti risparmiare fino a 7 miliardi di euro nel 2014, 18 nel 2015 e 34 nel 2016. Si tratta di un piano complesso con programmi di tagli non lineari ma comunque molto pesanti, che avrebbero richiesto una chiara volontà politica in fatto di riforme: come che sia, il risultato è che di quel programma sono stati attuati solo alcuni punti, sicuramente insufficienti per arrivare a una seria revisione della spesa, tanto che ora si è tornati al punto di partenza con la nomina di due nuovi commissari alla spending review (anche se probabilmente non si chiamerà più così) che stileranno un nuovo piano.

Ecco alcuni esempi del piano Cottarelli:
-stop al cumulo di pensioni e redditi per i dirigenti pubblici, per cui chi gode di pensioni a carico del bilancio statale e si trova a ricoprire incarichi dirigenziali in sedi di governo o istituzionali, per la durata dell’incarico deve restituire allo Stato la pensione.
-Nel campo della sanità, no ai tagli lineari ma ridefinizione degli appalti, della gestione degli immobili, della tipologia di contratti e riduzione del prezzo per categorie dei farmaci.
Accorpamento dei piccoli Comuni, fondendo quelli con popolazione al di sotto di una certa soglia (3000, 5000 o 10000 abitanti), riduzione del 20% del numero di assessori e consiglieri e taglio agli emolumenti.
Riduzione degli stipendi dei dirigenti, delle consulenze e delle auto blu prendendo come riferimento la media europea.
Mobilità per i dipendenti pubblici: in caso di eccedenza di personale, questo potrebbe essere collocato d’ufficio presso sedi in cui ci siano posti vacanti.
-Revisione della normativa sul licenziamento individuale nella Pubblica Amministrazione.
-Riduzione dell’inquinamento luminoso attraverso la sostituzione degli impianti inefficaci e, dove possibile, installazione di impianti a LED.
-Riduzione delle sedi amministrative (comprese caserme, prefetture, ecc)

Alcune proposte sono piuttosto “standard” e in alcuni casi sono state accolte singolarmente dal governo, ma altre sono più estreme e, soprattutto per quanto riguarda il settore pubblico e il taglio dei costi della politica, evidentemente non c’è stato il sostegno governativo necessario. Per cui oggi il piano Cottarelli è solo un suggestivo “what if” di cosa si sarebbe potuto fare per razionalizzare la spesa pubblica italiana.

Prime Proposte Per Una Revisione Della Spesa

World Economic Outlook Briefing With IMF's Olivier Blanchard

I Video di Blogo