Al via la Costituente di centro. Bipolarismo Made in Italy addio?

Il dado è tratto: decolla in primavera la costituente di centro. Lo ha annunciato oggi Pierferdinando Casini al Consiglio nazionale dell’Udc. Non sarà un Udc più “grosso”, con le lancette dell’orologio rivolte all’indietro, ma un partito nuovo, aperto a tutti i moderati che o si sentono “orfani” della Dc o si sentono “stretti” sia nel

Il dado è tratto: decolla in primavera la costituente di centro.

Lo ha annunciato oggi Pierferdinando Casini al Consiglio nazionale dell’Udc. Non sarà un Udc più “grosso”, con le lancette dell’orologio rivolte all’indietro, ma un partito nuovo, aperto a tutti i moderati che o si sentono “orfani” della Dc o si sentono “stretti” sia nel Pdl che nel Pd.

Queste, almeno, le intenzioni. Un progetto politico che parte da chi ritiene fallito il bipolarismo Made in Italy, una “rivoluzione” mancata che in quindici anni ha prodotto un Paese più diviso, meno sicuro, più povero e più arretrato.

Da mesi in tutta Italia sono sorti movimenti e associazioni per spingere alla costituzione del nuovo “grande centro”.

In effetti, al di là del successo o meno di questa operazione oggi ufficializzata da Casini, l’Italia ha bisogno di una politica basata sulla “riflessione pacata”. Basata sul tanto criticato linguaggio “moroteo” che indubbiamente era uno stile discutibile ma autenticamente democratico.

L’Italia non può vivere di “antiberlusconismo” e di “anticomunismo”.

Il bipolarismo italiano, con la spaccatura del paese, con la demonizzazione degli avversari, con la politica prigioniera dell’immagine e delle regole mediatiche, con i partiti “liquidi”, padronali e personali, ha quasi eliminato la partecipazione e ridotto gli spazi di democrazia.

Domina la casta. E dentro, il padrone della casta. Uno per schieramento. O poco più. Il compromesso, se deteriore, porta scompensi e frena lo sviluppo di una nazione. Ma la democrazia esige la “pazienza” del compromesso.

La maggioranza ha ragione di governare, ma non è depositaria della verità e della ragione, solo perché ha vinto le elezioni.

In Italia si è smarrita l’idea di partito di programma, di partito di progetto. Vince lo spot, la semplificazione. Il partito del potere ha sostituito il partito delle idee. E della partecipazione della gente.

Un ritorno indietro non è possibile. Chi pensa di rifare la Balena bianca è fuori strada.

Ma una seria e approfondita riflessione critica sulla strada intrapresa in questi ultimi quindici anni sarà ora di farla.

L’acqua sale ed è oramai vicina alla bocca.

I Video di Blogo