Pd, da Roma al territorio, quasi caos. La “ditta” si sfalda?

Oggi a Roma la Direzione nazionale del Pd cerca una impossibile “quadra” sull’Italicum e forse è quel che Matteo Renzi attende, una resa dei conti per chiudere la partita con i dissidenti interni.

Lo scontro in Direzione avviene in un momento difficile del Pd, a Ischia arrestato il sindaco piddino con l’accusa di tangenti (in manette altre nove persone fra cui dirigenti delle cooperative), nel territorio, lacerazioni a non finire sulle liste in vista delle prossime elezioni regionali e amministrative del 31 maggio.

Un esempio sullo stato delle cose viene dalle Marche, dove non solo il Partito Democratico si trova di fronte alle elezioni il “suo” Governatore Gian Mario Spacca candidato al terzo mandato con la nuova lista centrista Marche 2020 e dove il centrosinistra (quale?) può subire una sconfitta storica, mandando all’opposizione proprio il Pd egemone e burocratizzato, con ripercussioni a livello nazionale.

C’è di più perché il Pd perde pezzi. E che pezzi! Proprio oggi è convocata in Ancona la Direzione regionale del pidì per affrontare (l’ennesimo) caso scottante: il sindaco (Pd) della città dorica Valeria Mancinelli ha lanciato frecciate velenose: “Se non mi fossi candidata i miei non li avrei votati” e alla richiesta di smentite e di scuse ha risposto picche, incalzando la dose contro il partito di Renzi e contro i renziani locali.

Quindi il sindaco Mancinelli di fatto è contro il “suo” partito e il partito (Pd) è contro il “suo” sindaco. Il clima da resa dei conti prefigura la caduta della giunta del capoluogo marchigiano e le elezioni anticipate al massimo entro un anno.

Capi e capetti piddini e i soliti signori delle tessere contrattaccano: “Mancinelli ingenerosa, con dichiarazioni gravi, sprezzanti, autolesioniste e senza rispetto verso gli elettori …”. La solita solfa. Con la base del pidì oramai spiazzata, delusa, per non dire disgustata da un gruppo dirigente sempre più diviso, allo sbando, verso sconfitte pesanti, a cominciare dal voto del 31 maggio.

E’ in corso, quindi, dai vertici nazionali a quelli locali, uno scontro interno vasta e profondo, di linea politica e di altro, con un sol nome: poltrone.

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