Elezioni regionali, il “gioco” di partiti e candidati

In vista delle prossime elezioni regionali e amministrative un solo dato è certo, quello della confusione, a cominciare dalla data del voto, ancora in ballo: forse il 7 giugno, forse la retromarcia al 31 maggio, forse addirittura il salto al14 giugno dopo che il governo aveva puntato sul 10 maggio.

L’indecisione sulla data del voto e soprattutto l’andirivieni di sigle e di alleanze fra i partiti e le divisioni interne agli stessi avranno una conseguenza certa: l’ulteriore allontanamento dei 17 milioni di elettori dai partiti, con un astensionismo molto pesante, se non da record.

Rispetto al voto delle regionali e delle amministrative il premier Matteo Renzi oscilla fra il mostrarsi baldanzoso e disinteressato e nessuno pare ricordargli quel che avvenne 15 anni fa. Alle elezioni regionali del 16 aprile del 2000 il centrosinistra prese una tale batosta da indurre l’allora capo del governo Massimo D’Alema (il primo premier post Pci) a rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente Ciampi e abbandonare la poltrona di Palazzo Chigi.

Altri tempi, altri uomini, altre storie, si dirà. Vero, ma non tira buona aria per il partito del premier-segretario, con D’alema&C apertamente contro Renzi a livello nazionale, e con una infinità di turbolenze locali, più per questioni di poltrone che di linea politica.

Le urne potrebbero destabilizzare la realtà locale con stravolgimenti storici in diverse regioni e in molti comuni (ad esempio nelle Marche – ma non solo lì – il Pd rischia di andare all’opposizione), con ripercussioni fino a Roma, sul governo centrale.

Le urne faranno emergere le contraddizioni strategiche tra l’obiettivo renziano della vocazione maggioritaria e la realtà dove pare prevalere una qualche cultura delle coalizioni, una volta a destra e una volta a sinistra, di fatto fuori da logiche politiche coerenti ma tese solo al mantenimento del potere.

I cittadini, pressati dalla crisi, sono distaccati da queste vicende “interne” alla politica ma vivono con disgusto quanto sta accadendo sulle loro teste. Non c’è dubbio che, da elettori, si faranno sentire il giorno del voto. Magari stando a casa.