Sondaggio Ipr per Repubblica: Pdl ai massimi storici, crollo Pd

A sei mesi dal voto registriamo i dati del primo sondaggio dedicato alle Europee, commissionato da Repubblica (come da recente tradizione) all’istituto Ipr Marketing. I dati appaiono chiaramente influenzati dalla peculiarità di queste elezioni, da sempre foriere di grosse sorprese, come nel clamoroso caso della Lista Bonino di cui ricorderete il boom di qualche anno

di luca17


A sei mesi dal voto registriamo i dati del primo sondaggio dedicato alle Europee, commissionato da Repubblica (come da recente tradizione) all’istituto Ipr Marketing. I dati appaiono chiaramente influenzati dalla peculiarità di queste elezioni, da sempre foriere di grosse sorprese, come nel clamoroso caso della Lista Bonino di cui ricorderete il boom di qualche anno fa. Ne esce dunque penalizzata la Lega Nord, che dopo aver goduto di grandi rialzi nei precedenti sondaggi arrivando a sfiorare il 10% viene qui ridimensionata al 7,5%.

Ma ciò che salta agli occhi è il record storico del Pdl dato addirittura al 39% (aveva avuto il 37,3% alle politiche di aprile) mentre il Partito Democratico crolla sotto lo “zoccolo duro” di occhettiana memoria, calando a un misero 28% (33,2% ad aprile, 31,1% nella somma Ds+Margherita nel 2004).

Chi non soffre alcun tipo di consultazione elettorale è invece l’Italia dei Valori, che continua a salire nelle intenzioni di voto degli italiani, attestandosi su un clamoroso 7,8% che rappresenterebbe più del doppio della quota raggiunta alle politiche (3,4%). Evidente la convergenza del voto massimalista sulla lista Di Pietro, che andrebbe conseguentemente a stroncare i partiti dell’attuale sinistra extra-parlamentare, pescando a piene mani nel loro alveo elettorale.

Rifondazione Comunista scende infatti al 2,3% (6,1% nel 2004), il Pdci allo 0,6% (contro il 2,4%) e i Verdi all’1,3% (dal 2,5%). Sinistra Democratica, infine, si attesta su un discreto 1,3%. In calo anche l’Udc (4% contro il 5,5) e i Radicali (appena all’1%). Analizzando il voto per circoscrizioni salta di nuovo all’occhio la grande forza della Lega, la cui perdita va quindi ascritta alle zone di voto marginale per il partito. Il dato relativo al nord-ovest è addirittura clamoroso, arrivando a sfiorare il 20% secco.