D’Alema: “Il Pd di Renzi è un partito arrogante”. Il premier: “Espressioni da vecchia gloria”

All’assemblea della sinistra dem l’ex segretario non si risparmia e attacca frontalmente la deriva assolutistica del Pd renziano

22 marzo 2015 – La replica di Matteo Renzi alle parole di Massimo D’Alema non si è fatta attendere ed è arrivata oggi dalle pagine di Repubblica. Nel corso di un’intervista, il Premier ha definito senza mezzi termini la gestione del PD da parte di D’Alema “arrogante e personale”, spiegando:

Ha usato espressioni più da vecchia gloria del wrestling che da ex primo ministro. E’ mia intenzione aprire un dibattito nel partito per discuterne il modello, oltre i talk e i tweet. E’ giusto confrontarsi sull’identità della sinistra e su come sta cambiando.

D’Alema: “Il Pd di Renzi è un partito arrogante”

Massimo D’Alema e Matteo Renzi non si sono mai piaciuti. Quando uno era il rottamando e l’altro il rottamatore volavano scintille, poi c’è stata l’irresistibile ascesa dello scorso inverno, la fulminea detronizzazione di Letta, Renzi che diventa premier, forma il Governo, promette le riforme e mette l’ipoteca sul Paese alla modica cifra di 80 euro. In quest’ultimo anno e mezzo, l’ex dominus del Partito Democratico ha alternato i sorrisi di circostanza alle frecciate. I due continuano a non piacersi e D’Alema non fa nulla per nasconderlo.

Oggi all’assemblea della sinistra dem che si sta svolgendo all’Acquario di Roma, con la partecipazione, fra gli altri, di Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema non si è nascosto dietro metafore o giri di parole e ha attaccato con durezza il partito plasmato da Renzi nei suoi primi sedici mesi da segretario: secondo l’ex presidente del Consiglio l’attuale Pd è un “partito a forte posizione personale e con un carico di arroganza”. Un partito all’interno del quale gli oppositori all’assolutismo renziano dovrebbero, secondo D’Alema, associarsi in “uno spazio di partecipazione” comune a tutti coloro che non si riconoscono nel Pd renziano.

D’Alema ha spiegato che

una componente in un partito a forte conduzione personale, che ha un certa dose di arroganza, può avere peso solo se si muove con coerenza e definisce i punti invalicabili con assoluta intransigenza.

Fuor di metafora: visto che all’interno del Pd iniziano a essere in molti quelli che non tollerano l’autoritarismo di Renzi è bene che restino compatti, perché un’opposizione interna

può avere un certo peso solo se raggiunge un certo grado di unità o non avrà alcun peso.

Manca solo un “Matteo stai sereno” e il quadro è completo. D’Alema dice che occorre dare battaglia e per farlo bisogna che il fronte sia unito, non i civatiani da una parte e i dalemiani dall’altra. Per D’Alema lo strapotere del Pd, con lo sfaldamento di Scelta Civica e i problemi del Nuovo centrodestra, e la mancanza di un’alternativa seria nell’opposizione rappresentano una fase estremamente negativa della nostra politica:

il fatto che il Pd sia l’unica forza politica rilevante non è positivo, preferirei che fosse uno dei due poli di una democrazia. Essere un’unica grande forza politica comporta un inevitabile risucchio al centro, fa del Pd la più grande macchina redistributrice del potere e conferisce al Pd la forza di attrazione del trasformismo italiano.

Parole che hanno già fatto parecchio trambusto. Su Twitter i renziani si sono già schierati a difesa del premier:

Dispiace che dirigenti importanti per la storia della sinistra usino toni degni di una rissa da bar. Così si offende la nostra comunità,

ha detto con un tweet il presidente del Pd, Matteo Orfini.

Renzi ha stravinto il congresso e portato il Pd al 41% per cambiare l’Italia dove altri non sono riusciti, qualcuno se ne faccia una ragione,

gli ha fatto eco il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini.

Italian Democratic Party's (PD) member M

Via | Ansa