Elezioni Israele: Obama non ha chiamato Netanyahu dopo la vittoria

Barack Obama ha accolto freddamente la vittoria del Likud alle elezioni. Dopo mesi di forti contrasti, cosa ne sarà dei rapporti diplomatici tra Tel Aviv e Washington?

Dopo le elezioni ad Israele e la vittoria del Likud del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, cosa ne sarà dei rapporti diplomatici tra Tel Aviv e Washington?

A congratularsi con il vincitore, per ora, è stato solo il Segretario di Stato americano, John Kerry. Un portavoce della Casa Bianca, quasi a certificare ulteriormente il clima di freddezza calato da tempo nelle relazioni tra Usa e Israele, ha fatto sapere che il Presidente, Barack Obama, “telefonerà nei prossimi giorni“. L’inquilino della Casa Bianca, a spoglio ancora in corso, si era limitato a rendere noto che “è pronto a lavorare molto da vicino col vincitore delle elezioni […] fiducioso di poterlo fare con chiunque sceglierà il popolo di israeliano“.

Probabilmente, la mancata telefonata potrebbe essere un modo per esercitare una certa pressione sulla formazione del nuovo esecutivo. Obama, infatti, si augura che venga formato un governo di coalizione. Ma tale ipotesi sembra già tramontata. Netanyahu, in disaccordo con il Presidente Reuven Rivlin, si è detto contrario ad un esecutivo di unità nazionale. L’obiettivo di Bibi, invece, è quello dare vita ad un’alleanza di centro-destra, che tanga fuori la sinistra.

Aggiungiamo, poi, che sulla questione della nascita dello Stato di Palestina è intervenuta ieri la portavoce del Dipartimento di stato Usa. Jennifer Psaki, ad urne chiuse, ha voluto ribadire che si andrà avanti nella direzione della cosiddetta “soluzione per due Stati”. Soluzione che il leader del Likud ha rigettato in tutta la sua campagna elettorale, che si è contraddistinta per toni fortemente demagogici e nazionalisti.

C’è da tenere in considerazione anche il problema dell’accordo sul nucleare iraniano, fortemente osteggiato da Tel Aviv. Il negoziato con Teheran è stato respinto da Netanyahu, senza mezze misure, nel suo recente discorso a Washington davanti al Congresso. Fatto, questo, che ha profondamente irritato Obama e che ha finito con lo stravolgere definitivamente la storica armonia diplomatica tra Israele e Usa.

Tuttavia, ci domandiamo quanto converrà a Netanyahu continuare a tirare la corda in questo modo. In molti credono che, almeno in parte, dovrà ammorbidire le sue posizioni e che i toni spavaldi della campagna elettorale siano stati solo un escamotage per fare il pieno di voti a destra. A tale riguardo, Shmuel Sandler, professore di scienze politiche all’università Bar-Ilan, ha dichiarato: “Era pronto a fare qualunque cosa per la sua sopravvivenza politica. Ora dovrà riallacciare i rapporti con Obama” (cit. New York Times).

Un segnale su una possibile correzione di linea è arrivato dallo stesso Netanyahu, subito dopo la fine della spoglio. Commentando il risultato elettorale, ha dichiarato che il suo governo si impegnerà per la sicurezza di tutti i cittadini, “sia gli ebrei che i non ebrei“.

In ogni caso, al di là delle timide aperture, la politica sicuritaria e di aggressione nei territori occupati di Netanyahu non potrà essere ridimensionata senza la messa in campo di una strategia comune e più decisa di Stati Uniti ed Unione Europea. Obama questo lo sa benissimo, ma deve fare i conti con la prossima scadenza del suo mandato e con un Congresso a maggioranza repubblicana.