Lupi, il “ballo” delle dimissioni trascina Renzi nel caos?

Come già altre volte in passato, anche il caso Lupi, riporta al nodo irrisolto fra giustizia e politica, fra magistratura e politici in un intreccio dove non si capisce mai dove sta il capo e dove sta la coda.

In altre parole non è facile dividere il fatto specificatamente che attiene alla giustizia e quello che attiene alla politica. In questi casi, in questo particolare, c’è la corsa di chi vuole strumentalizzare tutto e tutti per fini squisitamente politici e partitici. Qui si vuole solo cercare di capire i risvolti politici di una brutta vicenda – comunque la si guardi – con protagonista il ministro Lupi chiamato da vari partiti (Sel, M5S, Lega) a rassegnare le dimissioni.

Ogni ombra va sollevata, perché ha ragione Matteo Salvini: “Mi aspetto che il ministro dell’Interno o il presidente del Consiglio vengano in Parlamento a spiegare agli italiani se è tutto falso o se c’è qualcosa di vero. E se c’è qualcosa di vero non possiamo avere un ministro dell’Interno e un ministro delle Infrastrutture che lavorano con delle ombre del genere”.

Indirettamente risponde Luciano Violante: “Sono contrario all’uso immorale della questione morale, quando si usano questioni morali, vere o presente, a fini di lotta politica”.

Ogni volta che succedono certi fatti l’opinione pubblica – legittimamente – insorge perché troppe volte la malapolitica ha dominato e c’è bisogno di onestà.

Violante invita alla riflessione: “Bisogna essere prudenti e critici nei confronti delle ondate criminalizzatrici. I fatti sembrano molto gravi, ma bisogna lasciare alla magistratura il tempo per procedere con serietà e profondità. Sono contrario alla criminalizzazione indiscriminata che assolve i colpevoli e condanna gli innocenti. Credo che il ministro Lupi riuscirà a spiegare quello che deve spiegare. Sarebbe però un fatto di civiltà astenersi dall’utilizzare queste vicende per ragioni di strumentalità politica”.

La logica garantista deve valere sempre e per tutti. Lupi (a tutt’oggi) non è indagato, non ha l’obbligo di rassegnare le sue dimissioni da ministro, a meno che l’opportunità politica e soprattutto la sua coscienza non lo spinga a questa scelta. Ma l’affaire Lupi va oltre i confini specifici investendo il premier Renzi e il rapporto premier-governo-magistrati. E’ ovvio che per il capo del governo le dimissioni autonome di Lupi gli farebbero tirare un sospiro di sollievo. Ma c’è altro.

Dice il direttore del Garantista Piero Sansonetti: “E’ una situazione pericolosissima perché i magistrati, un potere forte, stanno facendo pagare al goevrno il fatto delle ferie accorciate e l’introduzione della responsabilità civile che costerà al massimo 100 euro di assicurazione l’anno. I magistrati sono scatenati e potrebbero fare di tutto, l’uscita dell’Anm di ieri (con l’attacco al governo…) è di una gravità inaudita. Il presidente della Repubblica e il Csm dovrebbero intervenire”.

Solita tempesta in un bicchier d’acqua o caos annunciato con il governo che … salta?