Corte Costituzionale: giovedì si vota per i due giudici mancanti. Grasso candidato suo malgrado?

In molti vorrebbero “liberarsi” dell’ex procuratore e della sua battaglia contro i vitalizi ai senatori condannati

di guido

Giovedì 19 marzo, alle 15, il Parlamento è convocato in seduta comune per la nomina di due giudici della Corte Costituzionale. Si torna quindi, dopo mesi, a cercare di riempire i seggi vacanti della Consulta, dopo che lo scorso autunno si era arrivati con grande fatica all’elezione di Silvana Sciarra, sostituendo così uno dei due giudici andati in pensione. Nel frattempo però si è creato un altro posto vacante, quello lasciato da Sergio Mattarella, eletto al Quirinale.

Si rischia quindi di tornare nel pantano degli scorsi mesi, quando si erano susseguite decine di fumate nere per il mancato accordo tra i partiti, ed erano state bruciate candidature eccellenti come quelle di Luciano Violante e Antonio Catricalà. Stando così le cose, non ci sono segnali di una rapida soluzione per l’impasse, né candidati in grado di raggiungere il quorum. O meglio, uno c’è ma suo malgrado.

Si vocifera infatti di una candidatura lampo del presidente del Senato Pietro Grasso, che verrebbe eletto senza problemi. Ma il punto è che l’ex procuratore nazionale antimafia non ha intenzione di lasciare il Senato e potrebbe rifiutare la nomina. Dietro queste voci ci sono i rapporti, freddissimi, tra Grasso e quasi tutti i capigruppo a Palazzo Madama a causa dell’impegno del Presidente del Senato per togliere i vitalizi e le pensioni agli ex senatori condannati in via definitiva. Un punto su cui Grasso insiste da mesi, scontrandosi con l’ostruzionismo di tutti i partiti (escluso il M5S) che su questo punto fanno fronte comune. D’altronde se la “linea dura” di Grasso passasse, a farne le spese sarebbero anche nomi eccellenti come Umberto Bossi, Marcello Dell’Utri, Cesare Previti, Arnaldo Forlani, Lorenzo Cesa. Quanto basta per creare una solida alleanza contro l’iniziativa di Grasso.

Alleanza che potrebbe portare, come si diceva, alla candidatura di quest’ultimo alla Consulta, con la classica strategia del “promoveatur ut amoveatur”, promuovere per rimuovere. Strategia che avrebbe come secondo aspetto positivo quello di liberare uno scranno importante la cui assegnazione potrebbe servire a ristabilire degli equilibri nella maggioranza. Ma Pietro Grasso sembra deciso a rimanere al Senato, arrivando al clamoroso rifiuto dell’elezione alla Consulta, ipotesi che sta già stoppando le possibili voci di candidatura.

Enrico Letta Government To Face Confidence Vote At The Italian Senate